E' giallo sul caso di Rossella Urru

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Per tutta la giornata di sabato si sono alternate voci e ipotesi sulla possibile liberazione della cooperante italiana rapita in Algeria lo scorso 22 ottobre. Ma fino a ora non è arrivata nessuna conferma ufficiale

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E' giallo sul destino di Rossella Urru, la cooperante italiana rapita in Algeria lo scorso 22 ottobre. Per tutta la giornata di sabato, infatti, si sono alternate voci su una sua possibile liberazione, voci che però fino ad ora non hanno trovato nessuna conferma ufficiale. Secondo alcune fonti interpellate da SkyTG24 la donna italiana sarebbe in fase di rilascio, ma non ancora in mani italiane. Secondo altre fonti invece il gruppo che l'ha rapita avrebbe chiesto un riscatto in denaro per la liberazione.

Di sicuro c'è solo l'angoscia dei suoi parenti. Sabato notte il parroco del paese, don Alessandro Floris, uscendo dall'abitazione ha detto che la famiglia sta vivendo "in una angoscia tremenda", una ansia stressante che ora dopo ora non dà assicurazioni. In mattinata sono riprese le visite, di amici e parenti, nella casa dei genitori di Rossella che rimangono sempre in attesa, ora dopo ora, di una conferma.

Il rapimento e la rivendicazione di al-Qaeda - Rossella Urru era stata rapita quattro mesi e mezzo fa nel campo profughi saharawi di Hassi Rabuni,nel sud-ovest dell'Algeria, nella notte tra il 22 e 23 ottobre. Assieme a lei, erano stati sequestrati anche i due cooperanti spagnoli Ainhoa Fernandez de Rincon ed Enric Gonyalons. I rapitori avevano fatto irruzione nelle stanze dei cooperanti e li avevano portati via. Uno di loro aveva tentato di opporsi e gli aggressori gli avevano sparato a un piede. Il campo ospita 150mila profughi dal Sahara occidentale.
A dicembre il sequestro era stato rivendicato da una costola dissidente di al-Qaeda nel Maghreb islamico, la Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya (Movimento Monoteista per il Jihad in Africa occidentale). La Urru lavorava da due anni per la Ong Comitato italiano sviluppo dei popoli (Cispi).

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