Siria, ancora bombe su Homs: è il decimo giorno consecutivo

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Le forze del regime di Assad continuano ad attaccate la roccaforte dell’opposizione. Nuove vittime e situazione umanitaria di emergenza. Il ministro Terzi: “Occorre una corale mobilitazione della comunità internazionale”

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Per il decimo giorno consecutivo, la roccaforte dell'opposizione siriana di Homs è stata sottoposta a un intenso bombardamento che ha causato almeno sei morti. Fonti locali hanno definito la situazione "tragica, con donne incinte, persone con problemi di cuore, diabetici che non si riescono a evacuare". La situazione continua quindi ad aggravarsi all'indomani della denuncia dell'Alto Commissario Onu per i diritti Umani, Navy Pillay, che ha detto che l'inerzia del mondo ha fin qui "incoraggiato" il governo di Damasco nella repressione delle proteste. E la diplomazia arranca.

Domenica 12 febbraio i ministri degli Esteri della Lega araba, riuniti al Cairo, hanno fatto capire che potrebbero armare l'opposizione. Gli arabi stanno cercando in tutti i modi di coalizzare la comunità internazionale e spingere Bashar el-Assad a fermarsi, ma finora hanno fatto pochi passi in avanti: hanno dovuto fermare la missione degli osservatori e hanno subito il veto di Cina e Russia sulla risoluzione che chiedeva un passo indietro dell'uomo forte siriano. Adesso il rischio è quello di una guerra civile che tutti vogliono evitare. Le armi stanno già entrando di contrabbando in Siria, ma non è chiaro se siano gli arabi o altri governi a fornirli. Fonti della sicurezza irachena hanno riferito che ci sono segnali che musulmani sunniti stiano cominciando ad attraversare le frontiere per unirsi ai siriani; e i contrabbandieri hanno già raddoppiato il prezzo delle armi che fanno entrare.

Pechino ha ribadito la linea della non-ingerenza sostenendo che la spirale di violenze che sta scuotendo il Paese sia "essenzialmente un affare interno della Siria"; ma rispondendo alle accuse dell'Onu, il premier Wen Jiabao ha assicurato che "la Cina non proteggerà nessuna delle parti in causa, compreso il governo siriano". La Russia si è detta pronta a partecipare alla missione di pace di Onu e Lega Araba (promossa dai Paesi della regione ma di là da venire) purché Damasco lo consenta. A fronte di questa spaccatura, il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha ribadito che occorre "una corale mobilitazione della comunità internazionale per una soluzione pacifica e democratica della crisi siriana".

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