Siria, decine di morti nell'offensiva del governo

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Gli scontri sono ormai arrivati ai sobborghi di Damasco. Il governo avrebbe usato l'artiglieria pesante contro i ribelli e oltre duemila soldati. Martedì la Lega Araba chiederà all'Onu un piano di pace

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Il regime siriano ha condotto un'offensiva d'intensità senza precedenti contro i rivoltosi ingaggiando combattimenti che non erano mai stati così vicini alla capitale, Damasco, con un bilancio di sangue e orrori di quasi 80 morti, di cui 40 civili. Sul fronte diplomatico, la Lega Araba ha annunciato una riunione dei suoi ministri degli Esteri che domenica prossima decideranno se ritirare definitivamente, o rilanciare, la missione di osservatori sospesa sabato lamentando che Assad ha "scelto l'escalation" di violenza.

Il regime, dichiaratamente "determinato a ristabilire l'ordine", ha condotto un'operazione militare che un portavoce dei disertori ha definito "senza precedenti" anche perché viene usata "l'artiglieria pesante". Gli scontri, segnalati oggi anche ad Ain Tarma, a 4 chilometri dalla capitale, sono "i più vicini a Damasco dall'inizio della rivolta", ha notato l'Osservatorio siriano sui diritti umani fornendo il bilancio di vittime della giornata: 66 morti, di cui 26 civili registrati nelle province di Homs, Idlib, Daraa e della regione di Damasco con una vittima anche in un quartiere della capitale.

L'offensiva dell'esercito regolare, secondo l'Osservatorio, è stata portata in almeno tre zone. In quella di Ghouta, all'estrema periferia est di Damasco dove si trova Ain Tarma, circa 2.000 soldati appoggiati da 50 carri armati modernissimi e da blindati hanno dato manforte a truppe che stanno circondando tre sobborghi. Presa di mira anche Rankus, città di 25 mila abitanti sulle montagne a 30 chilometri a nord della capitale, già attaccata a novembre e assediata da mercoledì con colpi d'artiglieria che hanno fatto crollare almeno 25 palazzi. C'è poi la città ribelle di Hama, nel centro del paese, dove vengono segnalati cecchini sui tetti e cadaveri gettati in strada con le mani legate dietro alla schiena per terrorizzare la popolazione. In diversi punti della Siria, segnala l'osservatorio, c'è stata l'uccisione di nove disertori, che però hanno ucciso 31 fra soldati e uomini delle forze di sicurezza: almeno 10 con una bomba a Kansafra, nel nordovest, e sei in un'imboscata vicino a Damasco di cui parla l'agenzia di Stato "Sana".

Sul fronte politico-diplomatico, Damasco ha dichiarato di considerare un ritiro della missione degli osservatori della Lega araba come un modo per far pressione sul Consiglio di Sicurezza e ottenere un intervento militare internazionale che è impedito dall'opposizione di Russia e Cina, sostenitori del regime.  In partenza per New York dove martedì perorerà la causa di un piano di pace in Consiglio di sicurezza assieme al massimo esponente dell'opposizione siriana, il segretario generale della Lega araba Nabil el-Arabi ha detto di sperare di poter convincere Mosca e Pechino ad adottare "un cambio di posizione" e quindi a mollare il presidente siriano Bashar Al Assad: le sue dimissioni segnerebbero l'avvio di negoziati con i rivoltosi per la formazione di un governo di unità nazionale come previsto dal piano della Lega araba.

"Ci sono contatti con Cina e Russia", ha rivelato el-Arabi riferendosi al piano arabo. Secondo fonti diplomatiche però ci sono anche stati della Lega, come l'Algeria che sono preoccupati per il coinvolgimento del Consiglio di sicurezza che potrebbe scippare l'iniziativa ai paesi arabi. Una recrudescenza della repressione era stata notata da martedì e negli ultimi due giorni vi sono stati 156 morti. L'ultima stima dell'Onu, che ormai ha smesso di tenere il conto, risale all'inizio di gennaio e parlava di oltre 5.400 vittime.

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