Usa, Fbi chiude Megaupload e Megavideo. Hacker all'attacco

La homepage di Megaupload
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Spenti i 2 popolari siti di condivisione di film e serie tv. Arrestate 4 persone. Per il Dipartimento di Giustizia hanno generato 175 milioni di dollari di profitti illeciti e causato "oltre mezzo miliardo di danni". "Rappresaglia" online degli Anonymous

L'Fbi ha spento nella serata di giovedì 19 gennaio il sito di condivisione dei file più grande del mondo, Megaupload, uno dei più popolari di tutta la rete e da cui migliaia di utenti caricavano e scaricavano film, serie tv e software piratati. Chiuso anche Megavideo, piattaforma di condivisione video, mentre quattro persone sono state arrestate. Un'operazione che ha scatenato la reazione di alcuni hacker: poche ore dopo la diffusione della notizia sono stati resi inaccessibili diversi siti tra cui il Dipartimento della Giustizia statunitense.

Fbi: "Oltre mezzo miliardi di danni" -
Quattro gli arrestati mentre sette persone sono state incriminate per violazione delle leggi sul copyright e associazione a delinquere. Il fondatore del sito, Kim Dotcom (alias di Kim Schmitz), 37 anni residente ad Hong-Kong, tra i 4 arrestati. Secondo l'Fbi Megaupload.com ha generato 175 milioni di dollari di profitti illeciti e ha causato "oltre mezzo miliardo di danni" ai titolari dei diritti. Tra i capi d'accusa anche riciclaggio di denaro. Il fondatore di Megaupload residente in Nuova Zelanda, dove è stato arrestato afferma di "non avere nulla da nascondere". L'operazione dell'Fbi arriva mentre negli Usa è in corso un acceso dibattito sul Sopa, la proposta di legge antipirateria online.

La retata: sequestrata anche una Rolls Royce -
La retata ad Auckland è stata compiuta da 70 agenti che hanno fermato anche il direttore marketing del sito, Finn Matato, e un olandese, Bram van der Kolk. La polizia ha inoltre sequestrato asset per 50 milioni di dollari, tra cui automobili di lusso come una Rolls Royce Phantom Drophead Coupe.

Chi è Kimble -
Kimble, Kim Dotcom, Kimble, Dr. Evil. Sono alcuni dei nomi utilizzati da Kim Schmitz, 37 anni, tedesco, fondatore di Megaupload. Non è la prima volta che l'hacker e imprenditore tedesco finisce nei guai con la legge. In passato è già stato condannato per una truffa via Internet con carte di credito. Un'altra condanna è arrivata nel 2002 per quella che Business Week definisce il più grande caso di insider trading che ci sia mai stato in Germania. Il curriculum criminale di Kimble prosegue con una sentenza di due anni (nel 2003) per appropriazione indebita e altri reati informatici. Kimble è anche noto per il suo stile di vita sopra le righe. Secondo il sito Cnet sarebbe lui il protagonista di un video su YouTube in cui lo si vede gareggiare alla guida di una macchina a tutta velocità su una strada aperta al traffico.

La galassia Mega -
Il network chiuso dall'Fbi comprende vari siti: oltre ai più noti Megaupload e Megavideo ci sono tra gli altri anche Megaporn, Megapay e Megaclick.  Secondo Alexa, che monitora il traffico web, Megaupload era al settantesimo posto dei siti più visitati in tutto il mondo. Al novantunesimo posto secondo una graduatoria di Google. "Megaupload aveva più do un miliardo di visitatori, più di 150 milioni di utenti registrati e 50 milioni di visitatori al giorno", si legge nel documento diffuso dal Dipartimento di Giustizia Usa che aggiunge: "Generava il 4& del traffico totale di Internet".

Come funzionavano Megavideo -
Il sito Megavideo permetteva di vedere filmati fino a un massimo di 72 minuti (limite facilmente aggirabile) a tutti gli utenti. Sottoscrivendo un abbonamento si aveva accesso illimitato al database. Proprio grazie agli abbonamenti e alla pubblicità il network, secondo l'accusa, ha generato profitti illeciti per 175 milioni di dollari".

La "rappresaglia" degli hacker -
Circa un'ora e mezzo dopo la chiusura di Megaupload, con la tecnica del "denial of service" un gruppo di hacker ha reso inaccessibili le pagine web del Dipartimento della Giustizia statunitense, della discografica Universal, della Mpaa (la Motion Picture Association of America), della Riaa (Recording Industry Association of America); in tilt anche il web della Warner Music, dell'Fbi e l'ufficio del copyright statunitense. Dopo l'attacco, avvenuto nella notte tra giovedì 19 e venerdì 20 gennaio, tutti i siti però sembrano aver ripreso a funzionare correttamente.
Con un messaggio su  Twitter Anonymous, il collettivo internazionale di hacker, ha  rivendicato quello che ha definito il maggior attacco online contro siti federali Usa in rappresaglia. Secondo quanto si legge sull'account twitter @YourAnonNews all'attacco hanno partecipato 5635 hacker.

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