Agguato in Etiopia, nessun italiano tra le vittime

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La Farnesina esclude che tra i morti e i feriti dell'attacco contro turisti ci siano connazionali. Addis Abeba accusa l'Eritrea, che si difende: "E' una menzogna". La guerra tra i due Paesi è finita nel 2000, la disputa sui confini non è ancora risolta

Nessun italiano è rimasto coinvolto nell'attacco di martedì 17 gennaio contro un gruppo di turisti stranieri nella regione di Afar, nel nord-est dell'Etiopia. Lo ha reso noto la Farnesina alla luce dei contatti avuti nella mattinata del 18 gennaio al ministero degli Esteri di Addis Abeba dall'ambasciatore italiano, Renzo Rosso. Viene così smentita la notizia del ferimento o della morte di un turista italiano, che era stata data in precedenza da un portavoce del governo etiopico Bereket Simon.
Secondo quanto dichiarato da Simon, i turisti uccisi sarebbero due tedeschi, due ungheresi e un austriaco.
Altri due cittadini di nazionalità tedesca sarebbero stati presi in ostaggio dagli assalitori assieme a due accompagnatori etiopici, un autista e un poliziotto.

Le accuse tra Etiopia e Eritrea  - Il portavoce del governo etiope, intanto, ha ribadito le accuse mosse al governo dell'Eritrea: "Gruppi terroristici addestrati e armati dal governo eritreo hanno attaccato i turisti e poi sono tornati indietro", ha affermato. Girma Asmerom, inviato dell'Eritrea presso l'Unione Africana, respinge però questa versione dei fatti: "E' una menzogna patetica, l'Eritrea non ha niente a che fare con questa vicenda".
Nel 2007 cinque europei (tra cui un'italo-britannica) e otto etiopi erano stati rapiti nel nord-est dell'Etiopia da un gruppo ribelle Afar e poi rilasciati al confine eritreo.

La guerra latente nel corno d'Africa  - Etiopia e Eritrea, dopo la secessione di quest'ultima nel 1993, hanno combattuto una guerra tra il 1998 e il 2000 che ha
fatto 70mila morti per una disputa sui confini non ancora risolta.
L'Afar, regione inospitale dal clima torrido e dallo scenario desolato, è considerata dalle autorità di Addis Abeba come un rifugio per numerose fazioni insurrezionali. Vi operano infatti anche i ribelli eritrei come pure numerose bande di comuni criminali.

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