Siria, Assad: “Contro di noi un complotto straniero”

1' di lettura

Il presidente, in un discorso alla nazione, ha escluso l’ipotesi delle sue dimissioni e ha attribuito all’Occidente la colpa della rivolta contro il regime. L’Onu: 5mila persone uccise dalle forze di sicurezza durante la repressione

Guarda anche:
Tunisia, Marocco, Siria: le foto della primavera araba
Vai allo speciale Mediterraneo
Siria nel caos, un ribelle: "Qui siamo tutti bersagli"

(in fondo all'articolo tutti i video sulle rivolte in Siria)

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha parlato di una "pianificazione straniera" dietro ai 10 mesi di rivolte contro il suo governo, durante le quali sono state uccise migliaia di persone e ha promesso di utilizzare "il pugno di ferro contro i terroristi". Assad, che è intervenuto in pubblico per la prima volta da giugno, ha anche detto di accogliere positivamente l'idea di allargare il governo a "tutte le forze politiche" e ha paventato la prospettiva di un referendum a marzo su una nuova costituzione per la Siria seguito da nuove elezioni. Ha inoltre attaccato la Lega Araba sostenendo che "è come un dottore
che consiglia il paziente di non fumare mentre ha una sigaretta in bocca".

Assad ha parlato all'università di Damasco e il suo discorso è stato trasmesso dalla tv di stato. Da quando sono iniziate le rivolte, Assad ha risposto con un mix di repressione e promesse di dialogo. Le forze di opposizione sostengono che lo spargimento di sangue mostri invece il vero volto del leader, la cui famiglia è al governo da più di quaranta anni. L'Onu parla di 5.000 persone uccise dalle forze di sicurezza durante la repressione, mentre le autorità siriane sostengono che i "terroristi" appoggiati da forze straniere abbiano ucciso 2.000 agenti. Un bilancio, quello delle vittime, che sale di giorno in giorno. Anche oggi, martedì 10 gennaio, almeno 27 persone sono state uccise dalla forze di sicurezza siriane secondo quanto riferito dai Comitati di coordinamento locale.

Nonostante l'alto bilancio delle vittime, Assad ha negato la politica repressiva. "Non c'è alcuna copertura. Non ci sono ordini di sparare contro i cittadini", ha affermato il presidente, che però ha detto che la sua priorità è il ripristino dell'ordine, possibile solo con l'utilizzo "del pugno di ferro contro i terroristi". "Non c'è tolleranza per il terrorismo o per coloro che usano le armi per sparare", ha ribadito Assad. Il dittatore non ha fatto alcun accenno alla possibilità che possa lasciare il potere, come chiede gran parte della sua gente e anche l'Occidente. Tutt'altro: ha assicurato che non farà un passo indietro perché "è stato sempre guidato dal sostegno del popolo" e ne ha tuttora il supporto. "A Dio piacendo, la vittoria è vicina", ha detto al termine del discorso-fiume.

Leggi tutto