Nigeria: continua la strage di cristiani

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Dopo gli attentati di Natale, un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco contro una veglia funebre uccidendo 17 persone. La sera prima un'irruzione in una chiesa di Gombe ha causato 6 morti e una decina di feriti. Finora nessuna rivendicazione

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Non si ferma la spirale di violenza che scuote la Nigeria e sconvolge la comunità cristiana. Dopo le stragi di Natale, l'ultimatum ai cristiani perché lascino il Nord del Paese e le bombe dei giorni scorsi, c'è stato un nuovo attacco contro una chiesa nella serata del 5 gennaio e poi un'irruzione contro una veglia funebre, nel giorno dell'Epifania. Sarebbero 17, secondo quanto hanno riferito alcuni testimoni all'Afp, le vittime rimaste uccise nel nord della Nigeria dove uomini armati hanno aperto il fuoco contro il gruppo di cristiani riuniti per la veglia.

La sera prima, uomini armati hanno fatto irruzione ed aperto il fuoco in una chiesa nella città di Gombe (guarda la mappa), nel nord-est, causando la morte di sei persone e il ferimento di almeno altre dieci. "Erano circa le 19.30, ora locale, del 5 gennaio quando alcuni uomini armati hanno fatto irruzione nella chiesa e hanno aperto il fuoco sulla congregazione. Sei persone sono state uccise durante l'attacco e 10 ferite", ha riferito il reverendo John Jauro.
"Stavamo pregando. I nostri occhi erano chiusi" nel momento in cui è stato sferrato l'attacco, ha detto il pastore raccontando poi dell'ondata di panico che ha travolto i fedeli mentre tentavano di fuggire.

I "talebani nigeriani" rivendicano altri attacchi - Un portavoce della polizia, interpellato sull'accaduto, ha rinviato ogni commento sottolineando che si stava recando sul luogo dell'attacco che ancora non è stato rivendicato.
Sullo sfondo della tensione sociale per l'impennata del prezzo della benzina, soffiano sul fuoco del conflitto religioso gli estremisti di Boko Haram, i "talebani nigeriani", che vogliono imporre la sharia e hanno rivendicato numerose stragi di cristiani, tra cui quella contro le chiese a Natale (49 morti).
L'uomo che da alcuni giorni si accredita come portavoce degli estremisti, Abul Qaqa, ha rivendicato a nome della setta tre bombe esplose in tarda serata in due cittadine del nord, Damaturu e Maiduguri, senza però fare feriti. "Noi siamo responsabili degli attentati dinamitardi di ieri sera a Damaturi e Maiduguri. E' la risposta alla scadenza dell'ultimatum che abbiamo inviato ai cristiani perché lascino il nord", ha detto il portavoce, ricordando di aver intimato nel fine settimana ai cristiani di lasciare le zone a maggioranza islamica e invitato i musulmani del sud di unirsi ai "fratelli" del nord.

Manifestazioni in diverse zone del Paese - Nell'ultimatum, il portavoce aveva anche minacciato di combattere i militari dispiegati nel nord dal presidente nigeriano Goodluck Jonathan per difendere la pace in tutte le zone dove le due religioni convivono.
A Kano, principale città del nord, la polizia è intervenuta con la mano pesante per disperdere una manifestazione popolare contro l'improvviso aumento del prezzo della benzina, più che raddoppiato da quando, il primo dell' anno, il governo di Abuja ha improvvisamente deciso di abolire le sovvenzioni statali che ne calmieravano i prezzi nel primo Paese produttore di petrolio dell'Africa, di cui è anche il più popoloso (160 milioni di abitanti).
Manifestazioni ci sono state in questi giorni anche a Lagos e ad Abuja. Ma, secondo i sindacati, la polizia, dopo aver intimato di sgomberare la piazza del Giubileo d'Argento a Kano, è intervenuta con estrema violenza per disperdere la protesta, che va avanti da giorni, usando lacrimogeni manganelli e anche i calci dei fucili. Risultato: almeno 300 feriti oltre a 19 manifestanti fermati per qualche ora.

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