L'Ungheria spaventa l'Ue: "Democrazia o dittatura?"

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La Commissione europea punta i riflettori su Budapest e il portavoce Bailly si dice preoccupato per la svolta nazionalista del paese. Sotto accusa le leggi costituzionali volute dal premier Orban. Potrebbero arrivare presto le prime sanzioni da Bruxelles

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L’Ungheria spaventa l’Europa e costringe Bruxelles a chiedersi se nel paese ci sia "una democrazia o una dittatura". E' questo lo scopo dell'approfondita analisi da parte della Commissione europea delle leggi costituzionali approvate ed entrate in vigore in Ungheria. Il processo, ha spiegato un portavoce di Bruxelles, può portare alla richiesta di multe in Corte di Giustizia.
Insomma Bruxelles è "molto preoccupata" per la svolta nazionalista nel Paese, che coincide anche con le manifestazioni di dissenso esplose in piazza negli ultimi giorni. La riforma costituzionale voluta dal premier Viktor Orban è sotto la lente d'ingrandimento e se ci saranno i presupposti giuridici, ovvero le “prove” di violazione del diritto comunitario scatteranno procedure d'infrazione.

Pressioni su Budapest - "La Commissione europea è stata la prima a sollevare dubbi sulla conformità delle nuove leggi ungheresi sui media, la giustizia e la Banca centrale, con i valori Ue e i trattati europei", ha rivendicato il portavoce Olivier Bailly, ricordando che l'azione di pressione di Bruxelles su Budapest è cominciata all'inizio di dicembre e sta proseguendo tuttora.
"Le nostre preoccupazioni restano e resteranno finché la Commissione Ue non avrà terminato l'esame giuridico", ha indicato. "Ma sarà solamente sulla base di questo esame che la Commissione si pronuncerà sulle prossime tappe", ha precisato Bailly.

Possibili sanzioni - Se l'esame dei servizi giuridici confermasse i dubbi già più volte espressi da diversi commissari e dallo stesso presidente José Manuel Barroso, Bruxelles è pronta ad aprire una procedura di infrazione contro Budapest. Il processo prevede l'invio di un allarme preventivo, poi di una messa in mora, infine un ricorso alla Corte di giustizia che, in caso di condanna, contempla multe salate per ogni giorno di mancata messa in regola.

Il caso della "legge-bavaglio" - Le leggi volute da Orban sono "potenzialmente in violazione" di una serie di principi fondanti dell'Unione europea, ma se è vero che il presidente della Commissione e i vicepresidenti Viviane Reding (Giustizia) e Olli Rehn (affari economici) nelle ultime settimane hanno fatto pressing sul governo ungherese è anche vero che Orban ha tirato dritto.
E da Bruxelles non è ancora arrivato un fermo "altolà”. Il rischio è che però tutto finisca come con la “legge-bavaglio” varata all'inizio del 2011: con ritocchi di facciata che non hanno impedito la chiusura di “Klubradio”, popolare emittente dell'opposizione, con la scusa di una redistribuzione delle frequenze. Anche su questo episodio la Ue ha annunciato di essere vigilante.

L'ira della Francia - L'arma di Bruxelles potrebbe essere proprio lo stop al piano di aiuti finanziari chiesto da Budapest, ma lo stesso Bailly ricorda che le nuove leggi di riforma costituzionale "sono state approvate da un parlamento legittimo" e quindi solo dopo che sarà stata accertata una violazione del diritto europeo sarà possibile reagire concretamente. Ed in ogni caso dovranno essere i governi "a dover tirare le conclusioni", come ha cominciato a fare il ministro degli esteri francese Alain Juppé che ha appunto chiesto alla Commissione europea di fare l'analisi di quello che ha definito "un problema".

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