Siria nel caos, un ribelle: "Qui siamo tutti bersagli"

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A SkyTG24 le parole di Abu Rami, portavoce della rivolta siriana a Homs: "E’ impossibile muoversi per la città senza essere fermati e in alcuni casi uccisi". Intanto arrivano nel paese gli osservatori arabi per vigilare sull’attuazione del piano di pace

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“Tutti sono bersagli della repressione, ogni giorno”. Parla a SkyTG24 il portavoce della rivolta siriana a Homs, Abu Rami, e racconta come si vive nel suo paese, sconvolto da mesi dalle violenze che vengono perpetrate dal regime di Assad in Siria.
“Io in questo momento sono nascosto in un rifugio da un amico e non posso tornare a casa – dice Abu Rami – Ma è impossibile muoversi nel quartiere senza essere fermati o a volte uccisi. Proprio ieri tre bambini sono stati uccisi in un bombardamento. La comunità internazionale? Finora si è parlato di sanzioni economiche, ma sono dannose per la popolazione. Meglio corridoi umanitari o una no fly zone”.

Intanto è previsto proprio per giovedì 22 dicembre l'arrivo in Siria di un primo gruppo di osservatori arabi nell'ambito del piano messo a punto dalla Lega Araba per porre fine alle violenze  in corso nel Paese da metà marzo. Il primo gruppo di 30 osservatori preparerà il terreno per la missione degli altri team. Un altro gruppo di osservatori dovrebbe arrivare domenica in Siria.
Il mandato della missione, che sarà composta in tutto da 150  persone, è di un mese e potrà essere rinnovato con il consenso della Lega Araba e di Damasco. Compito degli osservatori è monitorare la  situazione della sicurezza in Siria e verificare l'attuazione del piano di pace messo a punto dalla Lega Araba e accettato - almeno  sulla carta - il 2 novembre da Damasco. L'iniziativa prevede la fine  delle violenze, il ritiro dei militari dalle strade delle città, il rilascio dei manifestanti arrestati in oltre nove mesi di proteste  antigovernative e l'avvio del dialogo tra Damasco e le opposizioni.

Secondo dati Onu, oltre cinquemila persone sono morte in Siria da metà marzo. Damasco accusa "gruppi di terroristi armati" di essere responsabili del caos, mentre gli attivisti denunciano da oltre nove mesi l'uccisione di centinaia di persone, tra civili e soldati  disertori, per mano delle forze di sicurezza siriane.

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