Egitto, ancora scontri in Piazza Tahrir: morti e feriti

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Al Cairo quinto giorno consecutivo di repressione delle proteste. I manifestanti accusano: "I militari sparano contro chi dimostra pacificamente". El Baradei: "Il consiglio militare fermi l'uso della forza". Clinton: "Terribili aggressioni alle donne"

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E' di tre morti e decine di feriti il bilancio di nuovi, intensi scontri scoppiati all'alba  a piazza Tahrir, al Cairo, nel quinto giorno consecutivo di proteste.
Agenti in assetto anti-sommossa e soldati hanno sparato proiettili e lacrimogeni, oltre ad usare bastoni, in quello che gli attivisti hanno descritto come un vero e proprio raid contro il sit-in permanente dei dimostranti.
Nella piazza è rimbombato il suono di sparatorie e un ragazzino di 15 anni sarebbe in gravi condizioni.
Secondo il sito egiziano Al Wafd, due delle vittime erano studenti universitari. Secondo gli attivisti i morti degli scontri di questi giorni (dal 16 al 20 dicembre) sarebbero 14, 603 i feriti, 230 gli arrestati. Il Ministero della Salute parla invece di 12 morti.

Gli scontri - "Centinaia di agenti e soldati hanno fatto irruzione nella piazza e cominciato a sparare pesantemente. Si sono scontrati con i manifestanti e hanno dato fuoco a ogni cosa che era sulla loro strada, incluse coperte e apparecchiature mediche", ha riferito un dimostrante, Ismail. Prima del blitz, la folla aveva tentato di abbattere un muro di mattoni eretto dall'esercito per bloccare l'accesso al Parlamento.
Gli scontri sono scoppiati venerdì nella piazza simbolo della rivolta che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente Hosni Mubarak, l'11 febbraio al Cairo. Anche oggi, martedì 20 dicembre, le forze di sicurezza  hanno avanzato verso i manifestanti usando gas lacrimogeni e  munizioni, senza causare ferite, come riferiva il quotidiano al-Masry  Al-Youm. L'avanzata dell'esercito ha costretto i civili presenti a  ripararsi nel Museo egiziano e nella piazza Talaat Harb nel centro del Cairo. Ora la situazione sembra tornata a una calma relativa.

El Baradei: "Il consiglio militare fermi l'uso della forza" - Il candidato alla presidenza Mohamed El Baradei ha lanciato un appello al consiglio militare egiziano affinché dia l'ordine di fermare immediatamente l'uso della forza contro i manifestanti e ha sollecitato le forze armate a limitarsi alla protezione degli edifici pubblici. Il consiglio militare, afferma el Baradei, deve dare "un segnale chiaro che a tutti che esercito e polizia rispetteranno la legge e manterranno il sangue freddo" e che i responsabili della sicurezza coinvolti negli scontri saranno giudicati.

Hillary Clinton denuncia e condanna violenze sulle donne - Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha condannato il comportamento di due militari egiziani sospresi da un video a trascinare per terra una manifestante (alcune immagini sono contenute nel servizio di SkyTG24 in alto). Nel fillmato integrale (qui il link al video che contiene immagini che potrebbero urtare la sensibilità degli utenti) si vedono anche i soldati che spogliano la donna e poi la prendono a calci. "Una manifestante ha subito orribili abusi, giornaliste hanno subito aggressioni a sfondo sessuale, donne sono state attaccate, spogliate e picchiate in strada", ha detto la Clinton, aggiungendo che "la sistematica degradazione delle donne egiziane disonora la rivoluzione, disonora lo Stato e non è degno di un grande popolo".

Amnesty: "Bloccare le forniture militari all'esercito" - Sulle violenze in Egitto di questi giorni è intervenuta anche Amnesty International, che ha chiesto che vengano bloccate tutte le forniture militari all'esercito egiziano, nel timore che queste possano essere utilizzate per commettere  violazioni dei diritti umani. Stop quindi a tutti i trasferimenti di armi, munizioni e forniture quali gas lacrimogeni, proiettili di gomme e di plastica e veicoli corazzati. In un comunicato diffuso dall'associazione viene inoltre nuovamente condannato l'eccessivo uso  della forza da parte dell'esercito contro i manifestanti. Amnesty ha manifestato anche la propria preoccupazione soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento dell'esercito contro le donne.


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