Russia, saranno otto i candidati a sfidare Putin

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Secondo i sondaggi l'attuale premier potrebbe rischiare di andare al ballottaggio. Nelle precedenti elezioni aveva sempre vinto al primo turno. Intanto è stato ucciso un altro giornalista in Caucaso

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Sono otto i candidati indipendenti che sfideranno Vladimir Putin alle presidenziali russe del 4 marzo, insieme ai tre rappresentanti di altri partiti. L'annuncio arriva insieme a un sondaggio da cui emerge che attualmente il premier verrebbe votato dal 42% e sarebbe costretto al ballottaggio, a differenza delle sue due precedenti elezioni al Cremlino arrivate al primo turno.

La Commissione elettorale centrale ha reso noti i nomi dei rivali "indipendenti" che correranno per la poltrona più alta del Paese tra meno di tre mesi. Si tratta di Leonid Ivashov, presidente dell'Accademia dei problemi geopolitica; lo scrittore e attivista dell'opposizione Eduard Limonov (all'anagrafe Eduard Savenko); Renat Khamiyev e Svetlana Piuonova; l'ex sindaco di Vladivostok Viktor Cherepkov; il governatore della regione di Irkutsk, Dmitri Mezentsev; l'opinionista Boris Mironov e il miliardario Mikhail Prokhorov. La corsa al Cremlino avrà quindi in tutto dodici partecipanti: gli altri sono i candidati per il partito di governo Russia Unita, Vladimir Putin; per Russia Giusta, il suo leader Sergey Mironov; per i comunisti Gennady Zjuganov, la cui nomina dovrebbe tenersi domani al congresso del partito e per i liberal-democratici di Ldpr, l'ultranazionalista Vladimir Zhirinovski.

Nessuno degli sfidanti può realmente mettere in seria difficoltà Putin. Unico rischio per il premier, rivela un recente sondaggio dell'istituto Vtsiom, è quello di non vincere al primo turno a causa di un calo record della sua popolarità. Se si votasse domenica, il capo del governo, oggetto di contestazioni senza precedenti seguite alle legislative del 4 dicembre, otterrebbe il 42% dei consensi virtuali. Il sondaggio è stato realizzato su un campione rappresentativo di 1.600 persone in 138 città, tra il 10 e l'11 dicembre, mentre era in corso l'ondata di manifestazioni dell'opposizione in tutto il Paese per chiedere l'annullamento delle elezioni, che hanno registrato la vittoria al partito di Putin con uno scarso 50%. Per il popolare leader sarebbe un unicum nella sua carriera: nel 2000 era stato eletto presidente al primo turno con il 52,9% dei voti e nel 2004 con il 71,2%.

Intanto continua il clima pesante e intimidatorio nei confronti della stampa in Russia. Nella notte del 15 dicembre un altro giornalista è stato assassinato nel Caucaso, in Daghestan, Repubblica autonoma della Federazione Russa. Khadzhimurad Kamalov, fondatore del settimanale politico 'Chernovik', è stato ucciso da ignoti non appena uscito dalla redazione a Makhachkala. Gli inquirenti che stanno indagando sul luogo del delitto hanno riferito che l'uomo è stato ferito a morte a colpi di pistola da individui con il volto coperto. E' deceduto poco dopo l'arrivo in ospedale. Kamalov era noto per le sue critiche alle autorità: aveva più volte denunciato gli abusi delle forze dell'ordine nella repressione dell'insurrezione islamica nella vicina Cecenia, e poi in tutto il Caucaso russo. Due anni fa, sempre nel Caucaso, era stata uccisa Natalia Estemirova che lavorava per l'Ong Memorial e per il quotidiano Novaja Gazeta, lo stesso giornale di Anna Politkovskaya.
Dal 1992 sono più di settanta i giornalisti eliminati in Russia, di cui 52 per motivi legati al loro lavoro, secondo l'americano Committee to Protect Journalists.

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