Occupy Cop17, la protesta alla conferenza di Durban

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Sulla scia degli indignati di Wall Street, il movimento arriva in Sudafrica dove il 28 novembre sono partiti i lavori dell’Onu sul riscaldamento globale. Obiettivo dei sit-in chiedere una maggior "giustizia climatica" anche per i piccoli Paesi del mondo

di Isabella Fantigrossi

A Durban, in Sudafrica, è cominciata il 28 novembre la diciassettesima Conferenza delle Parti (COP17) sui cambiamenti climatici organizzata dall’Onu. Invitati i delegati di circa 200 Paesi per cercare di trovare un’intesa su come contenere l’aumento della temperatura media globale entro i due gradi. Due le questioni principali sul tavolo: se e come proseguire il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012, e se istituire un Fondo verde per il clima da 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020. Ma questi obiettivi sono considerati da molti difficili da raggiungere. Per Vincenzo Ferrara, tra gli altri, climatologo e direttore della rivista Energia Ambiente e innovazione dell'Enea (Eai), alcuni dei maggiori inquinatori mondiali ''come Stati Uniti, Giappone, Russia, India e Brasile sono favorevoli a rallentare i negoziati sul clima e a prendere una pausa di riflessione fino al 2015''. Mentre l’Europa ''vorrebbe cominciare subito una nuova roadmap negoziale per un trattato globale che entri in vigore per il 2015". A promettere battaglia alla Conferenza sono invece i piccoli Stati del mondo, i più colpiti dai danni climatici, che vorrebbero un taglio immediato delle emissioni e che minacciano di boicottare i negoziati se i grandi Paesi industrializzati non prenderanno impegni vincolanti.  Non a caso José María Figueres, ex presidente della Costa Rica, ex manager del Davos world economic forum e fratello di Christiana  Figueres, la segretaria esecutiva dell'United Nations framework convention on climate change (Unfccc) che organizza la Conferenza in Sudafrica, ha lanciato l’idea di un’altra protesta in stile Occupy Wall Street (guarda le foto). Secondo Figueres i diplomatici dei Paesi emergenti più vulnerabili dovrebbero farsi sentire di più, minacciando di non abbandonare i negoziati sul clima, "occupandoli", fino a che si sarà presa qualche decisione concreta. C’è tempo ancora fino al 9 dicembre.

Intanto, sulla scia degli indignati di tutto il mondo, è nato Occupy COP17. Il movimento sudafricano di protesta sta organizzando a Durban assemblee pubbliche, aperte a chiunque sia interessato, per discutere di possibili e concrete soluzioni al riscaldamento globale, problema che i Grandi della Terra in questi giorni riuniti nella Conferenza dell’Onu, dicono gli organizzatori di OccupyCOP17, non hanno mai voluto risolvere. Il movimento è infatti contrario ai carbon markets, il sistema per lo scambio dei diritti di emissione di gas istituito nella UE per ridurre le emissioni all’interno della Comunitá e riuscire a rispettare gli impegni assunti nell’ambito del protocollo di Kyoto. Tutti i giorni durante la Conferenza, dal 28 novembre fino al 9 dicembre, chi vuole partecipare alle assemblee si ritrova presso Speaker's Corner, di fronte alla Corte penale internazionale di Durban. Ma il dibattito per trovare soluzioni alternative ai carbon marktes è aperto anche in rete, sulla pagina Facebook e su quella Twitter di OccupyCOP17. Intanto in tutta Durban altri manifestanti, moltissimi di questi africani, stanno partecipando a sit-in per chiedere agli stessi delegati Onu una maggiore "giustizia climatica" per i Paesi più piccoli del mondo.


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