Marocco, il leader del Pjd: "Ora un governo giovane". VIDEO

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Il partito islamico verso la vittoria alle elezioni. "Nel nostro Paese la gente premeva per riforme democratiche", ha detto il numero uno della formazione politica, Abdelilah Benkirane, ai microfoni di SkyTG24. GUARDA L'INTERVISTA

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Un "maremoto". Così il partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo (Pjd) ha accolto i risultati - ancora parziali - delle elezioni di venerdì 25 novembre in Marocco, che lo vedono in testa "ben oltre le previsioni" e con un successo che, se confermato, non ha precedenti nella storia del regno. "Questa è la democrazia, con o senza l'Islam", ha affermato il leader del Pjd, Abdelilah Benkirane, arrivando nella sede del partito a Rabat, gremito più di giornalisti che di militanti in festa. "Dopo la nomina del re, speriamo di avere successo nel creare un nuovo governo efficace, fort e con molti giovani", ha detto ai microfoni di SkyTG24 (guarda 'intervista nel video in alto).

"Il Pjd è il primo partito", ha annunciato il ministro dell'Interno, Taib Charkaoui, fornendo i dati parziali su base locale, secondo i quali il partito islamico ha già ottenuto 80 seggi della Camera dei rappresentanti, sui 395 in palio (ne aveva 47 nella precedente legislatura), seguito dall'Istiqlal del premier uscente Abbas el Fassi (45 seggi). I risultati finali si avranno solo domenica 27.

"Siamo stati all'opposizione per trent'anni, i marocchini ne hanno viste di tutti i colori. Oggi arriviamo in prima posizione. Gli europei devono capire che o è democrazia o non lo è", ha risposto Benkirane a chi gli chiedeva dei timori su una possibile deriva islamica del Marocco, assicurando che l'Occidente "non ha nulla da temere". E' l'alternanza democratica, ha quindi spiegato, "la ragione principale" di questa vittoria.

Se sarò io il futuro premier "solo Dio lo sa", ha detto il leader islamico ma "sono pronto a governare" anche se una coalizione "sarà inevitabile". "Siamo aperti a tutti, tranne a quel partito che ha tracciato una linea rossa su di noi", ha aggiunto, riferendosi al Partito dell'autenticità e della modernità (Pam), vicino al re Mohamed VI.

E già el Fassi si è fatto avanti per dare la sua disponibilità ad allearsi con quello che fino a ieri era il primo partito dell'opposizione. Anche il Rassemblement national des independants (Rni, liberale) del ministro delle Finanze Salaheddine Mezouar (terzo partito tra i favoriti della vigilia e per il momento con 38 seggi), ha riconosciuto la vittoria del Pjd: "Ha vinto il Marocco", ha sottolineato il ministro dello Sport e dirigente Rni, Moncef Belkhayat.

Nella sede del Pjd Benkirane è stato accolto da un applauso e dalla musica, ma per strada tutto sembra svolgersi - come nella giornata del voto di ieri cui ha partecipato il 45% degli elettori iscritti - lontano dalla vita dei cittadini. Solo due macchine hanno accennato un carosello di clacson e bandierine.

Dalla piazza da due giorni è sparito anche il Movimento 20 febbraio che invitava al boicottaggio di elezioni "non democratiche" e paventava brogli. Anche se in nottata su Twitter i militanti celebravano l'affluenza al 45% come una vittoria, la sensazione è che abbiano accusato il colpo.

L'appuntamento per loro, e per ridare vita alla loro 'primavera marocchina', è per la 'giornata della collera' il 4 dicembre in tutto il Paese. Per i vicoli della medina, qualcuno comunque commentava la vittoria degli islamici. E la principale preoccupazione sembrava quella di un possibile aumento del prezzo dell'alcol.

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