Vacanze di guerra: quando la Libia era italiana

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Su History Channel un documentario racconta il destino dei figli dei coloni italiani nel paese nordafricano durante la seconda guerra mondiale. Strappati dai genitori all'inizio del conflitto, tornarono a casa solo dopo sei anni. GUARDA L'ESTRATTO VIDEO

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Giugno 1940. La Germania sta travolgendo le truppe francesi. Mussolini ha deciso: l’Italia parteciperà al conflitto al fianco dell’alleato nazista. Sei navi della Marina Militare lasciano la Libia. A bordo non ci sono soldati, ma tredicimila bambini, tra i quattro e i dodici anni. Sono figli di quei contadini convinti dal regime ad andare a coltivare  la “quarta sponda” d’Italia. Il governatore della Libia, Italo Balbo, ha deciso infatti il loro allontanamento da un possibile fronte bellico. Il luogo di destinazione delle navi sono le colonie estive dell’Adriatico dove passare le vacanze. Ma il soggiorno durerà anni. A raccontarne la storia "Vacanze di guerra", in onda venerdì 25 novembre alle 21.00 su History (canale 407 di Sky), che propone materiale inedito e raccoglie le testimonianze dei protagonisti della vicenda.

Diversamente da quanto previsto da Mussolini, il conflitto non è affatto breve. Il Mediterraneo è un luogo di scontro. Le navi militari servono per fronteggiare gli inglesi, si lotta anche in Libia e i bambini rimangono in Italia. Le colonie di Cattolica, Igea Marina, Cesenatico e di altre località sull’Adriatico diventano le loro nuove case. Ma anche il nostro Paese è investito dalla guerra: si susseguono i bombardamenti e si perdono i contatti con i propri genitori. Con il passare dei mesi la vita diventa sempre più difficile:  il cibo viene razionato e con la disciplina si cerca di riempire il vuoto che le famiglie hanno lasciato.

Il crollo del regime fascista e lo scoppio della guerra civile peggiorano la situazione. Il fronte in Italia si stabilizza sulla Linea Gotica, luogo di furiosi scontri tra Alleati e tedeschi. I bambini non possono più rimanere nelle colonie estive, troppo vicine ai combattimenti. Vengono evacuati o addirittura abbandonati a loro stessi e finiscono dispersi tra le città del Nord Italia: alcuni sono ospitati in orfanotrofi, altri scappano e i più grandi si arruolano tra i partigiani o tra i saloini.  Solo alla conclusione del conflitto il loro viaggio volgerà al termine. Anche grazie all’intervento del Vaticano, i sopravvissuti potranno rivedere casa. Ma il ritorno in Libia non rappresenterà sempre un lieto fine: alcuni scopriranno di aver perduto i genitori, altri affronteranno un difficile reinserimento nelle famiglie.

Il documentario è scritto e diretto da Alessandro Rossetto e prodotto GraffitiDoc e co-prodotto dall’Istituto Luce e da RaiTre (La Grande Storia), con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte (Piemonte Doc Film Fund - Fondo regionale per il documentario - sviluppo aprile 2008 – produzione Dicembre 2009) – e del Programma MEDIA Sviluppo.


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