Egitto, i militari scelgono il nuovo premier

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L'ex primo ministro Kamal Ganzuri è stato incaricato dalla giunta militare di formare il nuovo governo. Ma i manifestanti di piazza Tahrir non ci stanno: è un uomo dell'ancien regime. FOTO E VIDEO

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Ha retto per tutta la giornata di giovedì 24 novembre la tregua raggiunta al Cairo fra manifestanti e forze dell'ordine che per cinque giorni si sono affrontati a piazza Tahrir (LE FOTO) e nei pressi del ministero dell'Interno egiziano, provocando la morte di almeno 34 persone. E dopo aver chiesto scusa per la violenta repressione degli ultimi giorni e confermato l'avvio delle elezioni per lunedì 28 novembre, la giunta militare al potere ha dato l'incarico di formare il nuovo governo ad un ex uomo di Hosni Mubarak, Kamal el-Ganzuri.

Kamal el-Ganzuri - Settant'anni, più volte ministro e premier dal 1996 al 1999, considerato uomo del passato regime ma fuori dai giochi da molti anni e senza scheletri nell'armadio, Ganzuri ha accettato l'incarico dopo un colloquio con il capo del Consiglio militare, Mohammed Hussein Tantawi. Ma la piazza si è subito espressa criticamente, con uno dei leader dei giovani rivoluzionari, Tarek el Khuli, che ha parlato apertamente di "ancien regime".
A quella piazza per le vittime della repressione di questi giorni, il 24 novembre i militari hanno pronunciato parole di scuse e di condoglianze, ammettendo che ci sono state "molte violazioni". Scuse respinte dalla piazza, che ribadisce di accontentarsi solo della fine della gestione dei militari e di un governo di transizione civile.

Le elezioni si terranno il 28 novembre - Malgrado le gravi tensioni, che sono sfociate anche nell' arresto e nell'aggressione sessuale denunciati da Mona Eltahawy, nota giornalista con doppia nazionalità egiziana e Usa, i militari hanno annunciato che le elezioni si svolgeranno come previsto, prendendo avvio lunedì prossimo, 28 novembre.
La decisione non è comunque servita ad evitare un downgrading dell'Egitto da parte di Standard & Poor's, che ha portato l'outlook del debito sovrano del Cairo da BB- a B+, sostenendo che il profilo politico economico già debole si è ulteriormente indebolito.

Barriere attorno al Ministero dell'Interno - La via Mohamed Mahmoud, teatro degli scontri più violenti degli ultimi giorni, dalla notte del 23 novembre è presidiata da esercito e polizia, che con rotoli di filo spinato e una barriera in blocchi di cemento impediscono ai manifestanti di avvicinarsi alle strutture del ministero dell'Interno.
Nel pomeriggio del 24 novembre un gruppo di manifestanti ha tentato di scavalcare le barriera, facendo salire nuovamente la tensione, fino a quando un gruppo di medici in servizio negli ospedali da campo di piazza Tahrir non è intervenuto, schierandosi a scudo umano sulla barriera per impedire che i manifestanti la scavalcassero.
"Ci diamo i turni, ci stiamo andando tutti", racconta un giovane dottore che in camice bianco fa il volontario in uno dei vari ospedali nella piazza. "Abbiamo visto troppa gente intossicata con le convulsioni per i gas lacrimogeni. Non ne vogliamo vedere piu' e per questo ci mettiamo in mezzo", ha spiegato.

Piazza Tahrir resiste - Col passare delle ore piazza Tahrir si è nuovamente riempita, in vista dell'ultimo venerdì prima del voto di lunedì prossimo. Nella serata del 24 novembre dalla piazza saliva lo slogan "no alle condoglianze e no alle scuse", in risposta al comunicato del Consiglio militare, che in una conferenza stampa per illustrare il voto legislativo ha fatto capire di non avere intenzione di mollare la posizione.
Lasciare il potere, come chiede la piazza da giorni, sarebbe "un tradimento del mandato ricevuto dal popolo" dopo la caduta di Hosni Mubarak, hanno detto due alti ufficiali del Consiglio militare. "Se dovessimo lasciare la guida del paese - ha detto il generale Mamdouh Shahin - significherebbe abbattere l'ultimo pilastro che regge lo stato". Mentre per il generale Mokhtar Almullah "quei gruppi che cantano in piazza Tahrir non rappresentano il paese". Solo dopo le insistenze dei giornalisti, il militare ha riconosciuto che "anche se non sono tutto l'Egitto, il parere di quei manifestanti va rispettato".

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