Egitto, sul web il racconto e il dramma della rivolta

Piazza Tahrir, Egitto
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La giunta militare chiede scusa per le vittime ma le proteste in Piazza Tahrir non si fermano. Sulla rete la cronaca degli eventi tra cinguettii, foto e live blogging. Su Twitter la testimonianza tragica di Mona Eltahawy, giornalista egiziana e americana

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di Raffaele Mastrolonardo

"Cinque o 6 mi hanno circondata, mi hanno stretto il seno e la zona genitale e ho perso il conto delle mani che si infilavano nei miei pantaloni". Mona Eltahawy, giornalista egiziana e americana, è stata arrestata a Il Cairo giovedì 24 novembre e appena liberata ha raccontato su Twitter quanto le era accaduto "Non volevo andare con i militari ma uno di loro mi ha detto vieni con le buone o con le cattive. Loro non hanno usato violenza" ha scritto Mona poco dopo, dimostrando un "coraggio infinito per raccontare su twitter queste violenze", come sottolineato da Alessandra Cardinale, giornalista che in tempo reale ha tradotto in italiano i disperati messaggi di Mona. "Il racconto di @monaeltahawy segna un altro passaggio del rapporto tra cronaca, media e social network. Drammatico", ha tweettato il blogger @nomfup.
In Egitto proseguono infatti da giorni le proteste, represse nel sangue dai militari che ora chiedono scusa per le vittime. Dopo le dimissioni del governo e la risposta del Consiglio militare al potere giudicata insoddisfacente, gli egiziani che occupano Piazza Tahrir non sembrano però intenzionati ad andarsene tanto facilmente. Come già per la rivoluzione di gennaio che ha portato alla caduta di Mubarak, sul web, anche grazie a giornalisti come Mona, è possibile rimane aggiornati in tempo reale su quanto sta accadendo. Ecco alcune delle risorse a cui fare riferimento.

GIORNALISTI SUL CAMPO –  Per seguire il flusso di notizie incessante che proviene dall'Egitto lo strumento principe è indubbiamente Twitter dove compaiono fianco a fianco i testimoni diretti che cinguettano dal campo e quelli che potremmo chiamare aggregatori che, da casa, segnalano, smistano, verificano i dispacci da 140 caratteri grazie alla loro lista di fonti. I due ruoli si intrecciano rinforzandosi a vicenda. I primi, spesso rischiando la propria incolumità, forniscono frammenti di fatti e notizie, i secondi offrono amplificazione e ricostruiscono il contesto diventando, in alcuni casi, veri e propri snodi del flusso di informazione verso una rete più ampia di contatti. Tra coloro che sono sul campo, nella capitale egiziana va per esempio segnalato Daniele Raineri, inviato del Foglio che racconta (anche) in 140 caratteri quanto avviene in Piazza Tahrir e dintorni. Ritmo serrato, prosa limpida e giusto mix tra osservazione imparziale e sensazioni. Dal teatro degli eventi narrano quello che vedono via Twitter anche Jon Jensen, corrispondente della testata online Global Post, e la pattuglia di inviati di Al Jazeera. Tra questi Sherine Tadros e Jamal Elshayyal da Piazza Tahrir e Rawya Rageh in questi giorni da Alessandria dove hanno luogo scontri e proteste. 

AGGREGATORI DI CINGUETTII
– Sull'altra sponda, il principe degli aggregatori è Andy Carvin, giornalista di Npr, ormai celebre per la copertura di eventi, soprattutto le rivolte arabe, su Twitter. Ha sviluppato nel tempo un network di contatti in Medio Oriente e Nord Africa assai esteso e, soprattutto, verificato, cosa che lo ha reso il punto di riferimento obbligato per chiunque voglia seguire in tempo pressoché reale quel che accade in quell'area del mondo. Equivalente italiano di Carvin è AlaskaRP, alias Marina Petrillo, conduttrice della trasmissione Alaska su Radio Popolare che, tra re-tweet e commenti, costituisce dall'inizio della cosiddetta primavera araba una tappa obbligata per gli aggiornamenti sulle rivoluzioni della sponda sud del Mediterraneo. In questi giorni, cambierà ruolo e cinguetterà direttamente dal Cairo.

FOTO DAL BASSO – Anche le foto costituiscono un importante elemento di contesto per capire cosa succede in Egitto, anche se occorre prudenza perché non tutte le immagini - come le notizie - sono sempre verificabili. Ci sono per esempio quelle istantanee, magari di qualità non eccelsa, che arrivano via Twitter man mano che gli eventi si dipanano. Rientrano in questa categoria, quelle che mostrano alcuni manifestanti mentre cercano di ripararsi dai proiettili di gomma, postate dall'utente Khalid Khan. Giornalista e attivista, Khan lavora per un media pakistano e, scatto dopo scatto, mette insieme una sorta di foto-cronaca quotidiana di Piazza Tahrir ricca di dettagli e particolari difficilmente rintracciabili altrove (in questa foto, per esempio, alcune bombe molotov preparate dagli occupanti). Più curate, e da gustare a fine giornata a mo' di riepilogo, sono invece le immagini realizzate dalla fotografa Ghazala Irshad e quelle di Mosa'ab Elshamy a cui si devono alcune fotografie impressionanti della “marcia da 1 milione di persone” andata in scena il 22 novembre.

LIVE BLOGGING
– Il formato web più adatto ad informare sullo svolgimento di eventi caotici e non sempre lineari come le rivolte arabe si è rivelato senza dubbio il live blogging con cui si cimentano le maggiori testate giornalistiche. Si tratta dell'aggregazione – articolata cronologicamente sul modello dei blog (evento più recente in cima) - di un mix di risorse online, prodotte dalle stesse testate e raccolte dal Web. In questi giorni, ciascuno con il proprio stile, coprono per esempio l'evento con questo formato Al Jazeera e l'inglese The Guardian che raccoglie, oltre alle news che arrivano dall'Egitto, anche quelle da Bahrein, Siria e Yemen.

LIVE STREAMING – I maggiori media internazionali (ma non solo loro) hanno messo a punto servizi di live streaming video con telecamere puntate, nella maggioranza dei casi, su Piazza Tahrir. Talvolta i video riprendono anche le azioni che si svolgono nelle strade laterali, come nella strategica via Mohammed Mahmoud, per esempio, dove si consumano gli scontri più duri. Tra i live stream che si possono seguire, quello dell'emittente Al Jazeera, edizione internazionale, quello di Almasry Alyoum, organizzazione media indipendente egiziana, e quello dell'americana CBS. Mentre questo pezzo era in realizzazione Al Jazeera Mubasher Misr, canale affiliato ad Al Jazeera, trasmetteva in diretta proprio da via Mohammed Mahmoud.

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