Sarkozy e gli altri: quando il fuori onda spoglia i politici

Il presidente francese Nicolas Sarkozy.
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Nel giro di pochi giorni il presidente francese è finito nell'occhio del ciclone a causa di dichiarazioni “rubate” sui primi ministri israeliano e greco. Non è il primo leader a incorrere in simili incidenti. In Italia, i casi Fini, Berlusconi e Tremonti

di Raffaele Mastrolonardo

Prima di Wikileaks e dopo Wikileaks, la trasparenza che imbarazza i politici non l'ha inventata Julian Assange e non finirà con lui. Almeno fino a che in giro ci saranno microfoni, telecamere giornalisti e, magari, il Web dove diffondere conversazioni “rubate”. I mega-scoop fanno paura ai potenti, certo, ma anche una frase carpita qua e là può mettere a rischio relazioni e carriere. Un sussurro acchiappato dalle telecamere e in un istante scompare la regia degli spin-doctor e i politici restano nudi, con le opinioni umorali e i pareri approssimativamente volgari che i comuni mortali, di solito, esprimono al bar.

PAZZI E BUGIARDI - L'ultima vittima di questo processo di svelamento malandrino è Nicholas Sarkozy. Non c'è stato bisogno di investigare migliaia di dispacci diplomatici, per imbarazzare l'inquilino dell'Eliseo, finito sulla graticola negli ultimi giorni per avere rivelato quello che pensa di Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, e George Papandreou, ex premier greco. Sono bastati un paio di aggettivi di troppo al G20 di Cannes in un colloquio ritenuto riservato con il presidente americano Barack Obama per creare casi diplomatici. Tutta colpa di tecnici troppo zelanti che avevano distribuito ai giornalisti le cuffie per la traduzione simultanea prima dell'inizio della conferenza stampa ufficiale. E così i cronisti hanno scoperto che il numero uno transalpino “non sopporta più” Netanyahu e lo ritiene “un bugiardo”. E che la sua stima per Papandreou non è molto più alta: secondo Sarkozy, sarebbe “un pazzo” e pure un “depresso”. Per fortuna del presidente di questi “fuori onda” non è stata resa pubblica la registrazione audio e la notizia è emersa solo quattro giorni dopo, perché i reporter francesi hanno ritenuto, in obbedienza alle leggi locali, che si trattasse di una conversazione privata. Insomma, avrebbe potuto andare molto peggio e i commenti caustici, con tanto di tono, presumibilmente (e francesemente), sprezzante, avrebbero potuto finire direttamente in pasto all'opinione pubblica mondiale. Dopo tutto è quello che è accaduto a molti altri colleghi di Sarkozy in contesti in cui, purtroppo per loro, le gaffe sono finite sul Web senza filtri, per la gioia voyeuristica di elettori e media.

COMPAGNI DI SVENTURA - E' il caso, per esempio, di Gordon Brown, quando era primo ministro del Regno Unito. Fu sorpreso a dare della “bigotta” a un'elettrice che, in campagna elettorale, gli aveva posto delle domande. Secondo Brown, che si è successivamente scusato per l'episodio, il suo staff non avrebbe mai dovuto permettere alla donna di avvicinarsi.

Guarda il video di Brown



Non è andata meglio a George W. Bush, come racconta il quotidiano Guardian, beccato a insultare Adam Clymer, un giornalista del New York Times, definendolo un “major league asshole”, praticamente uno “stronzo di prima categoria”.

Guarda il video di Bush



SUSSURRI PROFETICI - Anche la storia recente della politica italiana, dopo tutto, è attraversata da “fuori onda” rivelatori. Frasi pronunciate a mezza voce e captate dai microfoni che spesso svelano la realtà più profonda dei rapporti politici e si dimostrano in qualche modo profetiche. E' difficile, in retrospettiva, non considerare le esternazioni di Gianfranco Fini su Berlusconi nel corso di un convegno del dicembre 2009, un passo decisivo verso la rottura nella tormentata relazione tra i due leader del centro destra. “L'uomo – disse tra le altre cose il presidente della Camera – confonde il consenso popolare... con una sorta di immunità”. Di lì a qualche mese il dissidio sarebbe esploso nel celebre “Che fai, mi cacci?” pronunciato da Fini durante la direzione nazionale del Pdl e l'uscita del co-fondatore dal partito.  

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Altrettanto arduo è immaginare una rappresentazione più fedele e impietosa dello stato di disgregazione in cui versava il governo Berlusconi di quella offerta dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti quando chiosava a mezza voce un intervento del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta. “E' proprio un cretino”, il commento di Tremonti rafforzato da un “non lo seguo neppure” del collega Maurizio Sacconi. Il tutto nella conferenza stampa in cui, con una certa solennità, l'esecutivo presentava la manovra economica del governo. Quattro mesi e svariati aggiustamenti di quella manovra dopo, il governo avrebbe infine abdicato.

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