Bagno di sangue in Siria: paese sempre più isolato

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Secondo le opposizioni, il bilancio della repressione è stato di almeno 96 morti solo nelle ultime ore. E la Turchia adesso minaccia di interrompere le forniture di elettricità

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(in fondo all'articolo i video sulla situazione in Siria)

Prosegue il bagno di sangue in Siria. Diciannove cadaveri non identificati sono stati trasportati martedi 15 novembre nell'ospedale di Homs, nel  centro del paese, città da settimane sotto assedio da parte delle  forze di sicurezza. Lo denuncia l'Osservatorio siriano per i diritti  umani, che ha sede a Londra. Il gruppo di attivisti ha quindi espresso il timore che questi  diciannove cadaveri appartengano ai civili "rapiti dalle milizie  pro-governo negli ultimi due giorni" a Homs. Nella città di Homs la  situazione viene definita "catastrofica" per l'assenza di sicurezza  e la carenza di generi alimentari e sanitari. Ma è da tutto il paese che arrivano ogni giorno segnalazioni di omicidi e arresti. Soltanto lunedi 14 novembre secondo le opposizioni, il bilancio della repressione è stato di almeno 96 morti: oltre la metà dei quali, circa cinquanta, erano semplici civili. Hanno perso la vita anche decine di soldati governativi, in tutto 34, impegnati in scontri con gli ex commilitoni disertori, almeno 12.
Le manifestazioni domenicali di protesta contro alcune ambasciate straniere, tra cui quella turca, sobillate dalle autorità di Damasco all'indomani della sospensione decretata dalla Lega Araba a suo carico, hanno avuto una coda nell'assalto alla rappresentanza diplomatica della Giordania, la cui bandiera è stata ammainata e fatta a pezzi per rappresaglia contro le dichiarazioni pronunciate ieri da re Abdallah, a detta del quale il presidente Bashar al-Assad dovrebbe dimettersi. Re Abdallah di Giordania infatti è stato il primo leader arabo a chiedere apertamente al presidente siriano, Bashar al Assad, di andarsene. "Fossi nei suoi panni mi dimetterei", ha detto il sovrano in un'intervista alla Bbc, sollecitando Assad a dialogare con l'opposizione per aprire una transizione ordinata.

Le autorità siriane sostengono però di aver liberato 1.180 prigionieri, "che non hanno le mani sporche di  sangue" e che erano rinchiusi nelle carceri siriane dopo essere stati arrestati  negli ultimi mesi. Lo ha annunciato la tv di Stato siriana, senza  fornire ulteriori dettagli. La notizia arriva quasi 2 settimane dopo il via libera - almeno sulla  carta - di Damasco al piano di pace arabo, che prevede tra l'altro la liberazione di tutti i prigionieri arrestati da metà marzo, quando in Siria sono iniziate le proteste antigovernative.

Se la comunità internazionale sembra impotente di fronte alla sanguinosa repressione in Siria (nonostante le sanzioni della Ue e le decisioni della Lega Araba), è la Turchia a prendere misure concrete, destinate ad alimentare la tensione con il Paese confinante. Ankara ha minacciato di interrompere le forniture di elettricità al vicino se Damasco non "cambierà corso", ha affermato il ministro dell'Energia, Taner Yildiz. La compagnia energetica statale turca, Tpao, ha intanto sospeso le attività di esplorazione congiunta con la Siria nel settore del gas. Il premier turco Recdep Tayyip Erdogan ha avuto parole pesantissime per il suo ex alleato e amico personale Assad, che ha liquidato come qualcuno da cui "nessuno si aspetta più nulla", né il "popolo della Siria" né la "comunità internazionale". Erdogan ha avvertito che il regime siriano "cammina sul filo del rasoio", auspicando che faccia marcia indietro da un "percorso stretto e pericoloso, in fondo al quale c'è soltanto il baratro". Il segretario generale delle  Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha intanto fatto appello al presidente siriano  Bashar al-Assad perché metta fine alle uccisioni di civili e rispetti l'accordo con la Lega Araba. La Lega Araba ha votato lo socrso 12 novembre una risoluzione che sospende la membership siriana all'interno dell'organizzazione pan-araba Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg, cioé Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrein).

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