Tunisia, vince il partito islamico. Scontri a Sidi Bouzid

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Arriva la conferma ufficiale del successo di Ennahdha. La formazione guidata da Ghannouchi ha conquistato 90 dei 217 seggi a disposizione. Tensione nella città dov’era partita la rivoluzione a causa della cancellazione di sei liste del Partito Popolare

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Riesplode la violenza in Tunisia. Dopo il via libera della commissione elettorale alla vittoria del partito islamico moderato Ennahdha, nella città di Sidi Bouzid si sono verificati degli scontri.
La città tunisina è stata teatro di disordini, culminati nell'incendio del tribunale e del palazzo del Governatorato. Le violenze sono iniziate dopo la cancellazione delle liste del partito Petition Popoulaire per la presenza di candidati un tempo inquadrati nel partito di Ben Alì. Petition Popoulaire è stata la lista più votata a Sidi Bouzid, paese dove la rivoluzione dei gelsomini ha avuto inizio. Il governo ha imposto il coprifuoco.

Ok alla vittoria di Ennahdha
- La commissione elettorale incaricata di supervisionare le elezioni per l'Assemblea Costituente in Tunisia del 23 ottobre ha confermato la vittoria del partito islamico moderato Ennahdha. La formazione politica guidata da Rachid Ghannouchi ha conquistato 90 dei 217 seggi a disposizione che dovrebbero consentirgli di formare un nuovo governo.
Il partito islamico, bandito quando il Paese era guidato dal deposto presidente Zine El Abidine Ben Alì, non ha tuttavia ottenuto la maggioranza assoluta nella nuova Assemblea. Secondo la commissione  elettorale, il Congresso per la Repubblica, partito laico  progressista, ha ottenuto 30 seggi con il 13,8% dei consensi, mentre  Ettakatol ha conquistato 21 seggi con il 9.6% dei voti.

Gli scontri a Sidi Bouzid - L'annuncio della vittoria di Ennahdha ha scatenato un'ondata di violenza a Sidi Bouzid, città della regione centrale dove a dicembre  è partita 'la rivoluzione dei gelsomini'. Gruppi di giovani hanno attaccato la sede locale del partito islamico popolare e lanciato pietre contro la polizia, dopo l'annuncio della cancellazione di sei liste del partito Petizione Popolare, guidato dal miliardario Hechmi Haamdi.
I manifestanti hanno scandito slogan molto duri nei  confronti di Ennahdha e dei suoi leader, accusati di essere "servi degli americani" e di aver vinto le elezioni "con i soldi del Qatar".
La città di Sidi Bouzid è nota perché da qui è partita la  rivoluzione tunisina lo scorso 27 dicembre, quando un giovane venditore ambulante di frutta si è dato fuoco per protesta, scatenando una serie di manifestazioni che hanno portato alla caduta  del regime di Ben Alì il 14 gennaio.

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