Tunisia, affluenza record per il primo voto dopo Ben Alì

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Clima di festa nel Paese per le elezioni dell'Assemblea Costituente, le prime dopo la dittatura durata per 23 anni. Favoriti gli islamici Ennahdha. FOTO E VIDEO

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Occorre attendere fino al 25 ottobre e la Tunisia, che aspetta col fiato sospeso, conoscerà un po' di più del suo futuro.
E' stato comunque un voto con il sorriso sul volto di tutti quelli - quasi il 70% degli aventi diritto - che domenica 23 ottobre si sono recati alle urne per scegliere i 217 componenti l'Assemblea costituente. Un voto che ha segnato un'affluenza record (GUARDA LE FOTO) e al quale il Paese è arrivato dopo una campagna elettorale lunghissima. Infatti, se quella ufficiale è cominciata il 4 ottobre, quella reale è partita già agli inizi dell'estate, quando in un primo momento era stato annunciato che si sarebbe andati alle urne il 24 luglio.
Il rinvio della data (per motivi organizzativi) piuttosto che allontanare le ostilità ha dato il via ad una lunghissima stagione politica, apparentemente affrontata con distacco, quasi con aplomb, ma che sottotraccia è stata durissima, a tratti anche violenta.

Il futuro del paese -
Con il voto del 23 ottobre la Tunisia non mette solo in gioco il suo futuro, ma soprattutto l'essenza stessa dello Stato che, sino ad oggi, ha vantato la sua sostanziale laicità, pur se c'è chi sottilizza su laicità dello Stato e laicità del Paese, che è differenza sostanziale. Ma la Tunisia sa anche che, se a vincere o ad essere determinanti in un eventuale governo di coalizione fossero gli uomini di Ennahdha, sarebbe costretta a rivedere le sue stesse fondamenta.
L'ombra lunga dell'islam si è proiettata sulla Tunisia sin dalla caduta di Ben Ali, strenuo difensore dello Stato laico e che per questo aveva messo al bando i partiti confessionali, Ennahdha in testa. Ma, con l'ex dittatore in fuga, Rached Gannouchi, leader di Ennahdha, ha potuto fare ritorno in patria tra migliaia di islamici festanti.
Ennahdha, in questi mesi, ha messo a frutto, politicamente parlando, il suo intrinseco legame con l'islam, ma anche una organizzazione capillare, fatta di presenze in tutte le città e i villaggi, dove è stato ben difficile distinguere il profilo del semplice fedele islamico da quello dell'attivista politico. Tutto questo potrebbe avere contribuito a fare di Ennahdha una formidabile macchina di consensi, raccolti tra chi, in Tunisia, è stato deluso da chi l'ha governata in passato e spera che il partito di Gannouchi, rifacendosi alla religione, porti il paradiso in terra.

Rached Gannouchi - L'ampiezza dei numeri ha fatto sì che Ennahdha abbia raccolto le previsioni di vittoria un po' da parte di tutti gli analisti, cauti comunque nell'accreditarlo a più del 30 per cento. Ma a Gannouchi non è bastato perché ha detto di aspettarsi almeno il 50 per cento e che se dalle urne dovesse uscire un risultato diverso sarà per brogli. Ed allora, ha minacciato, scenderemo in strada. Frasi pesanti (stigmatizzate da tutti, anche dal premier Beji Caid Essebsi) che però, commenta qualcuno, potrebbero essere il sintomo di un pizzico di insicurezza, mascherata da un atteggiamento arrogante.

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