Niente sesso (sul web), siamo inglesi

David Cameron a Downing Street illustra i nuovi provvedimenti per una navigazione sicura online – Credits: Getty Images
1' di lettura

David Cameron ha convinto gli operatori a impiegare filtri per contenuti pornografici e non solo. Ma non mancano le critiche sull'efficacia dell'iniziativa, sui presupposti ideologici e sulla scarsa trasparenza

Guarda anche:
Anche il porno si fa social
Quando le pornostar scoprono Twitter

di Raffaele Mastrolonardo

La battaglia porta una firma importante, quella di David Cameron, primo ministro inglese, fiancheggiato da Mothers' Union, associazione cristiana a difesa delle famiglie. L'obiettivo – proteggere ragazzi e bambini dai contenuti pornografici online – non è nuovo, la soluzione sì: far partecipare i maggiori operatori Internet del Regno Unito alla lotta. Grazie a questo coinvolgimento, secondo Cameron e Mothers' Union, la battaglia contro una “eccessiva sessualizzazione” dei ragazzi farà un salto di qualità. Ma secondo i critici l'iniziativa rischia di essere al tempo stesso inefficace di sollevare problemi di trasparenza e privacy. 
BT, TalkTalk, Virgin e Sky - che insieme controllano quasi il 90 per cento del mercato della connettività in Gran Bretagna - saranno così chiamati a dare un contributo attivo nella protezione dei minori. Secondo quanto riportato dei media britannici le soluzioni concrete proposte differirebbero da operatore ad operatore. TalkTalk ricorrerebbe ad un servizio di monitoraggio della rete chiamato HomeSafe che controlla le Url (gli indirizzi digitati nella barra del browser) che l'utente intende visitare e impedisce l'accesso a siti che minacciano la sicurezza e a quelli inseriti in una lista nera. Gli altri fornitori Internet opterebbero invece per una soluzione “lato computer”: agli utenti verrà inviato un cd contenente un software che permette il controllo della navigazione e il blocco dei siti considerati pornografici. Le misure non si applicheranno però a tutti gli utenti indiscriminatamente, ma solo a coloro che firmano nuovi contratti e che dichiarino, all'atto della sottoscrizione, di volere i filtri. La richiesta non sarà effettuata invece a chi voglia passare ad un altro tipo di servizio all'interno del medesimo contratto.

Dubbi sull'efficacia
– Proprio la limitazione ai nuovi abbonati ha fatto sollevare dubbi sull'efficacia della proposta. Secondo quanto riportato dal Guardian, che cita i dati di un sito che tiene sotto controllo lo stato della banda larga in Gran Bretagna, i filtri riguarderebbero potenzialmente una porzione limitata degli utilizzatori di Internet veloce. 12 milioni di utenti broadband (su 19 milioni totali) non hanno infatti cambiato fornitore nell'ultimo anno e 5 milioni non lo hanno mai fatto.

"Scarsa trasparenza" – Secondo altri critici dell'iniziativa, tra questi la Electronic Frontier Foundation (EFF), storica associazione americana che si batte per i diritti digitali - il progetto è viziato da scarsa trasparenza. Le categorie di contenuti bloccati (tra queste pornografia e azzardo) sono troppo vaghe e la natura delle liste opaca. Il rischio, afferma la EFF, è quello di “filtraggio eccessivo” che coinvolga anche contenuti perfettamente legali. Inoltre, aggiunge l'associazione, non sono state specificate garanzie per la privacy di coloro che rifiutano i filtri: se questa lista venisse divulgata, si rischierebbe di esporli pubblicamente tra coloro che accettano contenuti considerati equivoci.
A finire del mirino degli scettici sono poi anche i presupposti ideologici della decisione. Da tempo il governo Cameron pone enfasi sulla “eccessiva sessualizzazione” dei ragazzi, un problema esaminato in un rapporto pubblicato dal Dipartimento per l'Educazione inglese nel giugno scorso e intitolato “Letting Children be Children - Report of an Independent Review of the Commercialisation and Sexualisation of Childhood”. Secondo il blog Violet Blue, ospitato dal magazine ZDNet, si tratta però di uno studio che fa troppo ricorso ad una retorica allarmistica e parla dei “mali di Internet e della tecnologia riguardo ai quali gli autori (del report, NdR) sono grossolanamente e pericolosamente  ignoranti”.

Il parental control – Se la diffusione e la conseguente accessibilità di contenuti pornografici online è comunque un dato di fatto, il ricorso agli operatori come in Gran Bretagna, è, per ora, una rarità.
Esistono infatti software che, installati dai genitori sul proprio Pc o attivate senza bisogno dell'aiuto dei fornitori, possono evitare che i figli incontrino contenuti a luci rosse online. Tra questi, per esempio, Cybersitter o BumperCar per non parlare di prodotti forniti da grandi case come McAfee. Analogamente i maggiori browser offrono ai genitori la possibilità di attivare funzioni di controllo della navigazione dei pargoli. L'ultima versione di Internet Explorer, per esempio, nelle “Opzioni Internet” sotto la voce “Contenuto” presenta la funzionalità di controllo per mamme e papà. Per chi usa Firefox poi sono disponibili parecchie estensioni installabili sul browser che aiutano a evitare contenuti sconvenienti. Stessa cosa vale per Chrome. Infine, visto che buona parte dell'accesso ai contenuti passa per Google, il motore offre ai genitori la possibilità di attivare una modalità di ricerca “sicura”.

Leggi tutto