Fausto Tentorio, "una vita per le tribù locali"

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Il missionario del Pime ucciso nelle Filippine lavorava da oltre 30 anni con gli indigeni del posto. “Siamo partiti insieme per Manila nel 1978” racconta a Sky.it Luciano Benedetti

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di Pamela Foti

“Da bravi Sessantottini, abbiamo scelto di partire per le Filippine. Negli anni Settanta c’era ancora il regime di Marcos e vigeva la legge marziale. Volevamo sostenere la popolazione e sognavamo di cambiare la situazione politica”. Luciano Benedetti racconta a Sky.it la sua vita di missionario. Una vita legata a doppio filo con quella dell’amico e compagno di studi padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime (il Pontificio Istituto Missioni Estere) è stato ucciso lunedì 17 ottobre davanti alla sua parrocchia di Arakan, a North Cotabato nell'isola filippina di Mindanao. "Ho visto Fausto l’ultima volta ad agosto", prosegue  Benedetti: "Era tranquillo, ci siamo salutati come se niente fosse. Nulla lasciava presagire questa tragica fine”.
Erano partiti insieme per Manila nel lontano 1978. Padre Luciano operava nell'area occidentale del Paese. E' tornato in Italia solo due mesi fa. Padre Fausto invece è stato assassinato in una zona del Sud. Con un colpo alla testa, uno al petto e uno al fianco. “Non me l’aspettavo. Fatico ancora a crederlo - dice Luciano Benedetti - Lavorava in quella zona da tempo, era amato e benvoluto. Mangiava come loro, vestiva come loro. Parlava la stessa lingua. Forse ha pestato i piedi a qualcuno”.
L'attacco è avvenuto in una delle aree più pericolose del Paese, piagata dall'estremismo fondamentalista del Fronte di Liberazione Islamica Moro e di Abu Sayyaf, gruppo terroristico legato ad Al Qaeda. La sua morte, però, non è legata a motivi religiosi, ma alla difesa delle popolazioni indigene di Mindanao.
"Lavorava con gli indigeni del luogo, i Manobos - racconta padre Benedetti - spesso vittime di discriminazioni da parte dei grandi latifondisti locali che li hanno espropriati delle loro terre e delle loro tradizioni. Sono per la maggioranza animisti. Credono nell'anima. Credono che anche i fiumi e gli alberi ne abbiano una. Ma i loro principi non sono poi così di versi dai nostri - aggiunge - Il sogno di padre Tentorio era semplicemente quello di riuscire a dare una terra da coltivare alla popolazione, unica fonte di sostentamento. Scopo del suo lavoro era organizzare gruppi in grado di opporsi ai soprusi e le violenze dei più forti". Qualche anno fa, aveva ricevuto delle minacce ed era già sfuggito a un agguato il 6 ottobre del 2003. "Ma il peggio sembrava essere passato" dice Benedetti. 

“Le Filippine sono per noi la terra delle tre G: Guns, Gold e Goons le guardie private che controllano i terreni dei grandi imprenditori del Paese. Ma noi sacerdoti cattolici non abbiamo mai avuto problemi - spiega il missionario che nel 1998 è stato vittima di un sequestro durato 68 giorni - I filippini sono ospitali e la figura del prete è molto rispettata. Le persone fanno a gara per invitarti nelle loro case e ti trattano con tutti gli onori”. Hanno un grande senso dell’ospitalità, continua a ripete. “Quando andiamo in missione ci immergiamo nella cultura del popolo che ci ospita. Impariamo i loro usi e costumi, mangiamo alla loro tavola, impariamo la loro lingua. Questo è il nostro stile di vita. E’ in questo modo che abbiamo conquistato la fiducia. ‘Noi vi rispettiamo, perché voi rispettate noi’ ci dicevano”.
"A dimostrazione di ciò - aggiunge - faccio solo un esempio. Oggi, la preoccupazione dei tribali era che il corpo di padre Fausto fosse trasportato in Italia. Fausto, invece, nel suo testamento ha espresso la volontà di restare a Mindanao dove ha vissuto e lavorato per oltre trent’anni”.

Tentorio è il terzo sacerdote del Pime ad essere ucciso a Mindanao, il secondo nella diocesi di Kidapawan. Prima di lui, erano stati colpiti padre Tullio Favali, ucciso da un gruppo paramilitare guidato da Nortberto Manero, il 15 aprile 1985; e padre Salvador Carzedda, impegnato nel dialogo con i musulmani, ucciso a Zamboanga il 20 marzo 1992 da due uomini in motocicletta che poi fuggirono a bordo dell'auto di cui lui era al volante. L'ambasciatore italiano nelle Filippine, Luca Fornari, ha riferito di aver chiesto alle autorità di Manila di "estendere a tutti i missionari in loco la scorta".

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