Oana e le altre: quelle ragazzine messe in vendita

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Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna: ogni anno decine di migliaia di adolescenti sono costrette a prostituirsi nell'indifferenza. Iana Mattei, che da anni si occupa dell'emergenza, ha raccontato la sua esperienza in un libro Corbaccio. L'ESTRATTO

di Iana Matei

In certe regioni l’adescamento sulla pubblica via è autorizzato solo nelle periferie cittadine. Poco importa: le auto vanno a fare la coda davanti ai parcheggi dove lavorano le ragazze, veri e propri lupanari a cielo aperto dove i traffi canti sorvegliano le truppe in tutta tranquillità.
È stato in uno di questi parcheggi che è approdata Oana, un’adolescente che ho accolto nel mio centro. Un conoscente del suo paesino le aveva promesso un lavoro come cameriera in Spagna. A Madrid, il «trasportatore» ha depositato Oana in un appartamento nel centro della città in cui vivevano due donne dalla faccia dura. Dovevano avere una trentina d’anni.
«Ecco, d’ora in poi tu abiterai qui. Queste signore si occuperanno di te e ti spiegheranno il tuo nuovo lavoro.» Costoro le hanno immediatamente confiscato il passaporto, con il pretesto che bisognava conservarlo in un posto sicuro.

L’indomani l’hanno accompagnata in un immenso parcheggio alla periferia di Madrid, chiamato Casa del Campo: i magnaccia lo chiamano «la fabbrica». Circa centocinquanta ragazze, in gergo definite «valigie», strani bagagli umani trasportati qui da vari paesi d’Europa, vi si prostituiscono ogni notte.
Le donne le hanno spiegato: «Lo vedi questo posto? Tu lavorerai qua.» «Non capisco.» «È semplicissimo. La sera i turisti vengono a fare un giro in macchina. Guidano molto lentamente e guardano tutte le ragazze per scegliere quelle che gli interessano. Quando uno di loro ti chiamerà, tu salirai nella sua macchina e farai tutto quello che ti chiede.» «Come sarebbe a dire?» «Sì, se vuole un pompino, tu gli succhierai l’uccello, se vuole prenderti da dietro, glielo lascerai fare. Come vedi non è per niente complicato! Anche noi lo abbiamo fatto, e ci siamo guadagnate un bel po’ di quattrini. Devi solo saper dire in spagnolo: ‘Buongiorno, lo vuoi un po’ d’amore’?» «Un po’ d’amore?» «Non preoccuparti, tu dillo e basta.» «Non se ne parla nemmeno! Io non voglio andare a letto con degli uomini! Non era questo che avevo in programma!» «Perché, credi forse di avere scelta?» «Neanche per sogno! Preferirei morire!» «Ah, sì? Be’, questo si vedrà.»

La più anziana delle due ha spinto con violenza Oana contro il suo socio, il quale le ha appioppato un forte cazzotto in testa. Stordita e terrorizzata, Oana è scoppiata in singhiozzi. «Allora, ci tieni davvero a crepare? Su, adesso torniamo a casa. Comincerai domani. Così avrai tutta la notte per pensarci.» Simili scene di brutale intimidazione avvengono spesso in pieno giorno. Di tanto in tanto la polizia viene a fare un sopralluogo e procede a qualche controllo di identità.
Le ragazze non sono affatto intimorite dai rappresentanti delle forze dell’ordine: le maggiorenni non fanno nulla di illegale, mentre le minorenni possono sempre presentare documenti falsi. Quanto ai ruffiani... i trafficanti non sono stupidi. Piuttosto che inviare degli uomini, i quali darebbero troppo nell’occhio, per domare le nuove leve utilizzano le proprie prostitute, anche a forza di pugni, se necessario. Quando compare una pattuglia, i gruppetti di ragazze si disperdono in pochi secondi, per poi riformarsi immediatamente dopo che i poliziotti se ne sono andati. Molte, inoltre, si prostituiscono nei «puticlub» di Valencia, Barcellona e Almeria, o ancora nelle zone situate vicino alla frontiera francese.
Simili locali pubblici, che passano uffi cialmente per hotel, possiedono tutte le autorizzazioni necessarie. Al l’interno i magnaccia la fanno da padroni su parecchie decine di ragazze che vivono lì in pianta stabile, snocciolando marchette a un ritmo sfrenato nelle loro stanze.

Giù di sotto, al bar, il cliente fa la sua scelta come se dovesse ordinare un cocktail, con la differenza che in questo caso il prezzo si può trattare... Dato che le ragazze non esitano a svendere le proprie prestazioni per sedurre l’avventore. Per 15 euro si può avere il «servizio completo »...
In Italia, la seconda destinazione più apprezzata dai trafficanti rumeni, le ragazze non se la passano certo meglio. Il divieto di prostituzione nei luoghi pubblici è solo una foglia di fico: delle circa settantamila prostitute, il 20 per cento delle quali minorenni, che lavorerebbero sul suolo italiano, i due terzi battono nelle stradine buie e nei parchi isolati.
Da un cimitero situato alla periferia di Milano, per esempio, si levano ogni notte i brusii degli amplessi di giovani che si vendono per pochi soldi. La prossimità di un campo nomadi garantisce prezzi al ribasso per gli amanti del sesso a pagamento. Spesso i trafficanti non si prendono nemmeno la briga di affi ttare un appartamento: fanno dormire le ragazze nei boschi dei dintorni, sotto tende o in capanne di cartone, per poi mandarle a lavorare dietro i cespugli dei paraggi...

Anche in Francia ci si limita a ripulire i marciapiedi: sebbene l’adescamento sia punito dalla legge, la prostituzione in quanto tale viene tollerata. Quante sono, queste «professioniste »? Ventimila? Trentamila? Poiché cambiano spessissimo paese, è diffi cile stabilirlo. Ma in fondo questa incertezza fa comodo a tutti. Si preferisce dire che nei paesi vicini è ancora peggio, riducendo il problema a un semplice disturbo dell’ordine pubblico. L’unica cosa che interessa alle autorità francesi, ossessionate dall’immigrazione clandestina, è di ricacciare queste ragazze oltre confine, con il risultato che, dopo essere state catturate e rispedite immediatamente nei loro paesi, verranno mandate in un’altra nazione ancor prima di uscire dal l’aeroporto.
I rimpatri massicci non fanno che aggravare il problema: infatti finora una simile politica non ha minimamente ridotto il numero delle prostitute. Basta fare una passeggiata davanti alle stazioni ferroviarie parigine, nei boschi intorno alle grandi metropoli, come il Bois de Boulogne o quello di Vincennes, oppure sulla Promenade des Anglais, a Nizza, per vedersi comparire sotto il naso quelle gracili silhouette in vestiti succinti. A ciascuna nazionalità il suo pezzetto d’asfalto. Nella scala del sesso, le russe detengono le posizioni più alte. Le rumene, invece, sono relegate insieme alle bulgare al penultimo posto, giusto davanti alle africane, che sono le meno care del mercato, come anche la clientela che le frequenta...

Sia chiaro, sto parlando di prostituzione di basso livello, lontana mille miglia dall’universo delle escort di lusso. Per lo più le rumene vendono il proprio corpo in auto, in loschi bar o tra le lenzuola di hotel pulciosi. Vere e proprie operaie del sistema, lavorano alla catena di montaggio, infilando sette, otto, nove o addirittura dieci clienti a sera. Senza contare che lavorano a prezzi stracciati.
In media il costo è di 30 euro per una marchetta rapida, di 50 per una prestazione di mezz’ora e di 100 euro se il tutto avviene in albergo. Le rumene invece si svendono a meno di 30 euro, per raggiungere gli obiettivi del pappone. Per forza, quindi, diventano una concorrenza che disturba. E succede spesso che vengano informate di questo disturbo a colpi di tacchi a spillo...

Una ragazza che deve consegnare almeno due o trecento euro per notte al suo ruffiano, pena atroci rappresaglie, è capace di arrivare a degli estremi che non è possibile comprendere, se non si è state minacciate almeno una volta da un trafficante di carne umana.
Nessuno può resistere alle pressioni di bruti del genere. Quando sento i sociologi, gli uomini di lettere, i politici dibattere all’infinito sul diritto fi losofi co dell’essere umano a disporre del proprio corpo, mi sento veramente scoraggiata.
Danno la parola a escort che guidano Porsche lussuose, compatiscono le studentesse di buona famiglia che affermano di non avere altro mezzo per potersi pagare l’affitto, ma non si interrogano mai sul perché una ragazzina di quindici anni possa accettare di praticare una fellatio per venti euro al primo sconosciuto che passa!
Il peggio è che, dopo la legge di Sicurezza interna votata nel 2003, la prostituzione clandestina ha conosciuto una vera e propria esplosione in Francia. I trafficanti, esitando maggiormente a mandare in strada le loro schiave, hanno ripiegato su Internet per prendere gli appuntamenti in case private, in auto o nei boschi, lontano dal centro città, dove le ragazze sono ancora più vulnerabili nei confronti della brutalità del magnaccia o dei clienti più squilibrati.
Una è rimasta incinta? Meglio prenderla a calci per provocarle un aborto. Le rompono inavvertitamente un braccio? Dovrà rimettersi subito al lavoro senza che possa nemmeno consultare un medico.

La stessa cosa avviene nel Regno Unito, dove è penalizzato anche l’adescamento: il paese, pur essendo stato a lungo risparmiato dalla tratta delle donne e delle minorenni, adesso è diventato la nuova destinazione di moda dei traffi canti.
Case del sesso più o meno discrete sono spuntate come funghi un po’ dappertutto. Solo a Londra ce ne sono parecchie centinaia: bordelli della vergogna, che spesso godono di una certa notorietà, dove nessuno sa che cosa succede.
Lì si possono stuprare minorenni in tutta impunità, nascosti dietro tende di tulle a pochi metri da famiglie perbene, le quali si limitano ad alzare il volume del televisore per coprire i rumori di dubbia provenienza. I paesi che insistono sulla regolamentazione non se la passano molto meglio.
Autorizzando il commercio del sesso in vetrina o nelle case chiuse, dove i controlli arginano eventuali eccessi, i Paesi Bassi hanno stimolato al tempo stesso la nascita di una prostituzione invisibile nei bar dei bassifondi o negli appartamenti privati, in cui nessuno verrà a chiedere l’età o i documenti delle inquiline.

La Germania, una meta che è ormai in quinta posizione dietro la Spagna, l’Italia, la Grecia e la Repubblica Ceca, non fa eccezione: l’esistenza di bordelli legali non diminuisce il tasso di sfruttamento di migranti illegali. Anzi, al contrario...
I tre quarti delle quattrocentomila prostitute – venti volte più numerose rispetto a dieci anni fa! – conteggiate nel paese sono di origine straniera. Lavorano in bar e club illeciti, che proliferano tranquillamente a fi anco di locali regolamentati.
Ricordate la coppa del mondo di calcio del 2006? Il Comune di Berlino fece erigere un gigantesco complesso alberghiero dotato di cabine per prestazioni individuali simili a toilette provvisorie! Tale lussuoso complesso attirò nel quartiere ragazze di tutte le nazionalità, in particolare dei paesi dell’Est, che lavoravano in condizioni di completa illegalità.
In totale sono state importate quasi quarantamila donne per soddisfare gli appetiti sessuali di milioni di tifosi! Tra di loro tante minorenni, adolescenti sradicate d’urgenza per darle in pasto ai fanatici del pallone...
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Tratto da Iana Matei, Minorenni in vendita, traduzione di Valeria Galassi, Corbaccio, pp.238, euro 16,60

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