Egitto, dopo la strage di copti 100 mila cristiani in fuga

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Il ministro Frattini parla di un esodo in corso, dopo gli scontri tra polizia e manifestanti che hanno causato decine di morti. Il governo: le violenze non ostacoleranno le prime elezioni dopo la caduta di Mubarak. Tensioni anche in Tunisia. VIDEO

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In Egitto, sarebbero già in corso un esodo di cristiani copti, dopo gli scontri di domenica 9 ottobre tra cristiani e polizia che hanno causato decine di morti e centinaia di feriti. E' quanto ha riferito il ministro degli  esteri Franco Frattini."Si parla di 100 mila cristiani che avrebbero lasciato l'Egitto, ma non sappiamo se queste cifre sono vere", ha precisato.
Il governo egiziano ha convocato un vertice urgente, promettendo che le violenze non ostacoleranno le prime elezioni libere dell'Egitto dopo la caduta di Hosni Mubarak.
Intanto, secondo fonti copte, sarebbero 36 le vittime della domenica di sangue. Fonti ufficiali parlano invece di 25 morti (tre dei quali soldati).
Nella stessa giornata si sono verificate tensioni tra la polizia e gli islamici anche in Tunisia, paese che tra due settimane sarà chiamato alle urne per eleggere l'Assemblea Costituente.

Gli scontri e le imminenti elezioni - I cristiani, che rappresentano il 10% dei quasi 80 milioni di egiziani, sono scesi in strada dopo aver accusato radicali musulmani di aver parzialmente distrutto una chiesa nella provincia di Aswan la settimana scorsa. Hanno anche chiesto il licenziamento del governatore provinciale perché non ha protetto l'edificio. Durante la protesta i cristiani hanno dato alle fiamme delle auto, bruciato veicoli dell'esercito e lanciato pietre contro la polizia militare che accusano di aver usato la mano pesante nei loro confronti. Si è trattato di alcune fra le più gravi violenze dalla rivolta di febbraio. Gli scontri gettano un'ombra sulle imminenti elezioni parlamentari, in programma il 28 novembre, coi candidati che inizieranno a registrarsi da mercoledì 12 ottobre. Le violenze si sommano alle crescenti frustrazioni degli attivisti. Molti egiziani sospettano infatti che i militari vogliano tenere le redini del potere, accusa che l'esercito respinge. "Questo è un giorno buio nella storia militare. Questo è tradimento, è una cospirazione, omicidio", ha scritto Magdy el-Serafy su Twitter, dove molti egiziani hanno espresso la frustrazione per la gestione delle proteste da parte dei militari.


Scontri anche in Tunisia - Domenica 9 ottobre la polizia tunisina ha impiegato i lacrimogeni per disperdere centinaia di islamici che li attaccavano con pietre, coltelli e bastoni, negli scontri più gravi che si siano verificati per motivi religiosi nella capitale da diversi anni.
Le tensioni stanno aumentando in vista delle elezioni del 23 ottobre, le prime dalla rivoluzione che ha rovesciato il regime e che per la prima volta ha dato la possibilità agli islamici di esprimersi contro i laici, convinti che i loro valori liberali siano minacciati.
Gli islamici protestavano contro il divieto per le donne che indossano il niqab - il velo che copre completamente il volto - di iscriversi all'università, e contro la decisione di una televisione tunisina di trasmettere il film animato "Persepolis", accusato di denigrare l'Islam. Diverse centinaia di manifestanti di sono raccolti all'esterno del campus universitario di Tunisi, e da lì si sono recati nel quartiere operaio di Jebel El-Ahmar, a nord del centro, dove hanno avuto luogo gli scontri con la polizia.

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