Ars Aevi, Sarajevo diventa capitale dell'arte contemporanea

"L'appeso", opera dell'artista Juan Munoz che sarà esposta all'Ars Aevi di Sarajevo
1' di lettura

Un progetto lungo vent'anni ha permesso di raccogliere 161 opere dei maggiori artisti internazionali. Ora sono pronti i fondi per iniziare la costruzione dell'edificio progettato da Renzo Piano. Sky.it ha visitato l'esposizione in anteprima

(Guarda le foto delle opere)

di Pietro Pruneddu


“L’Ars Aevi di Sarajevo sarà il più importante museo d’arte contemporanea dell’Europa sud-orientale”. È uno slogan che si sente da vent’anni. Adesso però è tutto pronto per dare il via ai lavori di costruzione della struttura. Il progetto, realizzato da Renzo Piano, è pronto dal 2000 ma solo in queste settimane è stato siglato l’accordo definitivo tra il Comune di Sarajevo, il Cantone della capitale bosniaca e l’Unesco. “Tutto sarà completato entro il 2014, quando magari anche la Bosnia sarà entrata in Europa”, spiega a Sky.it Enver Hadžiomerspahić, direttore generale di Ars Aevi.

La genesi di quest’opera visionaria è lunga due decenni. Tutto cominciò durante l’assedio di Sarajevo. Mentre sulla città piovevano le bombe, un gruppo di intellettuali immaginò un’utopia: “Sembrava folle parlare di un futuro museo in quei giorni nei quali nessuno
di noi sapeva se un minuto o un’ora dopo sarebbe stato ancora vivo”. L’idea è semplice: chiedere ai maggiori artisti contemporanei di donare una propria opera, che dopo una temporanea esposizione in un museo europeo, sarebbe entrata a far parte della futura collezione di Ars Aevi. Il gruppo fondatore iniziò a prendere contatti quando ancora le granate cadevano su Sarajevo. Si pensò di proporre collaborazioni dirette ai maggiori musei europei. Il primo partner fu il milanese Enrico Comi e la prima opera donata fu “La porta dello specchio” di Michelangelo Pistoletto. La rete si espanse in fretta, trovando in Italia molti entusiasti sostenitori. Politici, mecenati e intellettuali hanno contribuito a realizzare un ricco nucleo di opere. “Dobbiamo molto al vostro paese, vi considero i salvatori dell’arte”.

Ars Aevi, “l’arte dell’epoca”, ha raccolto l’adesione di tutti i più quotati artisti contemporanei: Jannis Kounellis, Nan Goldin, Marina Abramović, Anish Kapoor, Joseph Beuys, solo per fare qualche nome tra i 161 esposti. Numero destinato a crescere visto che nei prossimi anni sono in programma altre mostre-raccolta: Belgrado 2012, Zagabria 2013, Atene 2014. “Anche le opere esposte in queste tre città verranno poi donate al nostro museo”, spiega Hadžiomerspahić.

Per la riuscita e la credibilità del progetto è stato fondamentale l’apporto di un architetto di fama internazionale come Renzo Piano. Già nel 1999, dopo una visita a Sarajevo, si innamorò dell’idea di un grande museo in questa città. “Mi disse: Enver, l’Ars Aevi è un’opera impressionante della volontà collettiva internazionale”. L’anno successivo presentò i primi schizzi preliminari, nel 2002 finanziò con una donazione la costruzione di un ponte pedonale. Il progetto definitivo è stato presentato nel 2005 a Venezia. Ora, dopo una fase di stallo, i fondi sono a disposizione. La cifra totale di 13 milioni di euro sarà coperta per un terzo dal Comune di Sarajevo (con la partecipazione anche dell’Unesco e del Ministero degli Affari Esteri italiano) e per i restanti due terzi dall’Unione Europea. Nel 2012 verrà completato il primo dei tre blocchi, funzionale e autonomo. L’enorme patrimonio artistico, nel mentre, continuerà a rimanere custodito nella Casa della Gioventù del Centro Skenderija, un complesso architettonico simile a uno scatolone di cartone.

La nostra è una visita in esclusiva, dal momento che il Centro al momento è chiuso al pubblico (Guarda le foto). Su due piani sono esposte le decine di opere accumulate in questi anni. “La guerra non è riuscita a reprimere le forze creative. Questa è la Sarajevo di Kusturica, di Bregovic, della Biennale. Credo che questo museo sarebbe nato lo stesso” ammette Hadžiomerspahić, che ora si ritrova tra le mani un gioiello dal valore complessivo di dieci milioni di euro. “Solo l’opera di Anish Kapoor ha una quotazione di mercato di un milione”, rivela a Sky.it. La caparbietà del direttore è entusiasmante, vede in questo museo la possibilità di rinascita culturale di Sarajevo. “Fino a quando Frank Gehry non progettò il Guggenheim nel 1997, la gente conosceva Bilbao soltanto per gli attentati dell’Eta. Allo stesso modo, con la costruzione dell’Ars Aevi progettato da Renzo Piano, si smetterà di associare Sarajevo all’immagine della guerra. Molti ancora la ricordano solo per le bombe. Col museo vogliamo che ritorni al ruolo culturale che le spetta”.

Leggi tutto