Assalto all'ambasciata israeliana in Egitto

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Migliaia di manifestanti hanno attaccato la sede diplomatica. All'origine della protesta, l'uccisione di 5 guardie di frontiera e da parte degli israeliani dopo gli attentati di Eilat. Almeno tre morti e un migliaio i feriti. VIDEO

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Le immagini degli scontri

Continua lo scontro a Il Cairo. Dopo l'assalto di manifestanti egiziani dell'ambasciata israeliana, avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 settembre, gli scontri proseguono nella giornata di sabato davanti all'Università, a pochi passi dalla sede diplomatica. L'ambasciatore israeliano, intanto, ha lasciato il Paese con la famiglia. 
A scatenare la rabbia dei manifestanti, circa duemila, è stata la morte di cinque poliziotti lo scorso agosto in un attacco aereo israeliano alla frontiera tra i due Paesi. E la conseguente decisione delle autorità locali di erigere una protezione a difesa della rappresentanza diplomatica israeliana, oggetto di numerose manifestazioni.

Centinaia i feriti - Secondo il governo egiziano, negli scontri ci sono almeno tre morti e 1.049 feriti tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Il presidente Usa Barack Obama si è detto preoccupato per l'accaduto e ha assicurato al premier Benjamin Netanyahu che gli Stati Uniti si adopereranno risolvere la tensione senza ulteriori violenze; Obama ha invitato anche l'Egitto a "onorare i suoi obblighi internazionali di salvaguardia della sicurezza dell'ambasciata israeliana".

Netanyahu: evitato il disastro - "L'attacco di una teppaglia all'ambasciata israeliana è stato un incidente serio, ma sarebbe potuto essere peggiore se i rivoltosi fossero riusciti a superare l'ultima porta (blindata)", ha detto il premier, Benyamin Netanyahu.
"Sono soddisfatto - ha poi proseguito - che siamo comunque riusciti a evitare un disastro e voglio ringraziare il presidente Barack Obama per il suo aiuto. Desidero inoltre congratularmi con i nostri uomini dell'intelligence per il loro contribuito al salvataggio e l'eccellente lavoro svolto".

Cronologia degli scontri - Venerdì 9 settembre, l'assalto dei manifestanti egiziani al nuovo muro di protezione dell'ambasciata israeliana al Cairo sembrava finito la con la demolizione del muro stesso. Ma in tarda serata, centinaia di dimostranti hanno dato l'assalto all'ambasciata, entrando dentro, lanciando documenti dalle finestre e costringendo l'ambasciatore a una precipitosa fuga in aeroporto. Il premier Netanyahu ha chiamato Obama per chiedere aiuto, il presidente americano ha invitato l'Egitto a garantire la sicurezza della rappresentanza diplomatica. Il ministro dell'Interno egiziano ha dichiarato lo stato di allerta, decine di blindati sono accorsi sul posto e ci sono stati scontri tra forze di sicurezza e manifestanti.
Barack Obama ha esortato l'Egitto a garantire la sicurezza della sede diplomatica israeliana, dopo che alcuni dei manifestanti si sono introdotti nell'edificio, dalle cui finestre hanno cominciato a lanciare documenti. "Scritti in arabo, ma con i timbri dell'ambasciata israeliana", hanno riferito testimoni. Sono solo "brochure e moduli" presi nell'ingresso dell'ambasciata, hanno reagito gli israeliani, negando che vi sia stata una vera e propria irruzione nell'edificio: "Solo qualcuno è riuscito a raggiungere giusto l'ingresso" della sede diplomatica.
Nel frattempo sul posto cominciavano ad affluire decine di mezzi blindati dell'esercito egiziano. Il ministro dell'Interno egiziano ha dichiarato lo stato di allerta e ha revocato permessi e licenze delle forze di polizia, mentre il primo ministro ha convocato il gabinetto di crisi. Anche in Israele è stata attivata un'unità di crisi, presso la sede del ministero degli Esteri a Gerusalemme, dove è giunto anche il ministro, Avigdor Lieberman.

Secondo i manifestanti, l'Egitto dovrebbe seguire l'esempio della Turchia e del suo premier Recep Tayyeb Erdogan, che ha espulso l'ambasciatore israeliano e ha ritirato il suo in Israele in segno di protesta contro le mancate scuse per l'attacco alla flottiglia delle libertà lo scorso anno. Erdogan sarà al Cairo lunedì, una visita che sta generando grande attesa.

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