Libia, ultimatum dei ribelli: Sirte si arrenda entro sabato

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Il Consiglio nazionale transitorio ha dato quattro giorni di tempo alla città natale di Gheddafi e roccaforte dei lealisti per una resa pacifica. La Nato: “La nostra missione non è finita”. Intanto sale a 50mila il bilancio delle vittime della guerra

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Con la stima del Consiglio nazionale transitorio, secondo il quale dall'inizio della rivolta a febbraio le vittime della guerra sarebbero 50.000, prosegue finora senza risultati la caccia a Muammar Gheddafi. Secondo una delle guardie del corpo dell'ultimogenito Khamis, catturato dai ribelli, il Colonnello da Tripoli sarebbe fuggito verso sud in direzione di Sabha, nella regione desertica del Fezzan. Il neo ministro del Petrolio, Ali Tarhouni, ha per la prima volta affermato che il Cnt "ha una chiara idea" di dove si nasconda il Colonnello", senza fornire ulteriori dettagli.

Nel frattempo, il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio, Mustafa Abdel Jalil, ha impartito un ultimatum di quattro giorni a Sirte, città natale del Colonnello e principale roccaforte residua dei lealisti, e alle altre località ancora in mano a costoro: resa pacifica entro la scadenza del termine, o gli insorti ricorreranno alla forza. "La finestra per questa opportunità", ha precisato, "si chiuderà alla fine di Eid al-Fitr": si tratta della festività che suggella la conclusione del mese sacro del Ramadan, e che in Libia terminerà appunto venerdì. "Per sabato", ha ammonito il leader del Cnt, "se non ci saranno indicazioni del fatto che l'ordine è stato adempiuto, risolveremo la questione militarmente". E il comandante militare dei ribelli, colonnello Ahmed Omar Bani, ha già annunciato che la battaglia finale con i lealisti è imminente. "L'ora zero - ha avvertito - si sta velocemente avvicinando. Vorremmo che tutti sapessero che siamo pronti per una battaglia finale".

Per la Nato, che ha ammesso di non sapere dove si trova Gheddafi, il raìs è ancora in grado di controllare e comandare le sue truppe. La missione continua perché è "ancora necessaria", ha detto un portavoce dell'Alleanza, Oana Lungescu, precisando che le operazioni militari proseguiranno fino a quando i lealisti continueranno a minacciare la popolazione civile. Per il comandante per le operazioni in Libia, colonnello Roland Lavoie, “è difficile prevedere quello che accadrà nella zona di Sirte se i ribelli non accetteranno l'ultimatum lanciato dal presidente del Cnt”. Il premier del Cnt Jalil ha reso noto di aver concordato con la Nato, alcuni emissari della quale aveva incontrato il 29 agosto durante una visita in Qatar, di evitare il dispiegamento in Libia di qualsiasi forza di pace o d'interposizione.

Quanto alla disputa con l'Algeria, che ha accolto la moglie del Colonnello, Safiya, e tre dei suoi figli, cioè il primogenito Mohammed, il controverso Hannibal e l'unica donna, Aisha, quest'ultima appena diventata madre di una bimba, il capo del Consiglio Transitorio si è detto convinto che andranno presto in un Paese terzo. Sul fronte economico sia il ministro Tarhouni che il presidente della compagnia petrolifera statale Noc, Nouri Berouin, l'estrazione di greggio "riprenderà nei prossimi giorni" ed al massimo "entro meno di 15 mesi" ritornerà ai livelli pre insurrezione di 1,6 milioni di barili al giorno. Il tutto, hanno ribadito entrambi, "rispettando tutti i contratti" firmati dal regime del Colonnello.

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