La caccia a Gheddafi si sposta a Sirte, bombe sul bunker

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Il Colonnello sarebbe nella sua città natale. Frattini: la notizia è fondata. Secondo il Consiglio nazionale transitorio ci vorranno 10 anni per ricostruire il Paese. FOTO E VIDEO

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Gheddafi sarebbe a Sirte - La possibilità che Gheddafi si sia rifugiato a Sirte, sua città natale, "ha un suo sospetto di fondatezza". Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini ai microfoni di SkyTG24 (GUARDA IL VIDEO), dopo che fonti dell'Eliseo, citate dalla stampa francese, avevano ipotizzato lo stesso scenario. Un'ipotesi accreditata giovedì 25 agosto a Roma dallo stesso Abdessalam Jalloud, ex numero due del regime. Intanto, i tornado britannici sono tornati a colpire Sirte, prendendo di mira in particolare un vasto bunker. Caccia-bombardieri tornado Gr4 britannici, secondo quanto fa sapere il ministero della Difesa inglese, avrebbero lanciato "missili di precisione 'Storm Shadow' contro un vasto complesso fortificato". La città, intanto, continua a resistere. E, malgrado le disfatte subite e gli incessanti raid aerei della Nato, i lealisti non hanno esitato a contrattaccare neanche a Tripoli, ingaggiando uno scontro a fuoco con gli insorti nei pressi dell'aeroporto, che hanno poi bombardato danneggiando tra l'altro un veicolo sulla pista.

Cnt: ci vorranno 10 anni per ricostruire il Paese - Il Consiglio Nazionale Transitorio prosegue comunque per la sua strada, e ha annunciato che da giovedì 25 agosto la sua nuova sede non è più la 'periferica' Bengasi, ma Tripoli stessa, dove il governo-ombra ha tenuto la prima seduta. Dal Cnt è arrivato anche un primo bilancio di questi sei mesi di guerra: 20 mila morti.
Intanto da Istanbul, dove aveva partecipato a una riunione tecnica del Gruppo Internazionale di Contatto, il premier Mahmoud Jibril è tornato a insistere sulla necessità di ricevere aiuti finanziari, così da garantire la stabilità del Paese mentre il nuovo corso prende piede. Jibril ha sottolineato anche l'intenzione di rifondare Forse Armate e Polizia: ma anche per questo, ha avvertito, "ci occorrono capitali". A proposito della ricostruzione, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha respinto le indiscrezioni di stampa secondo cui si sarebbe aperta una "competizione" tra Italia e Francia per lo sfruttamento delle ricchezze libiche. "Siamo stati e saremo il primo partner economico della Libia", ha detto il capo della Farnesina. "L'Italia continuerà ad avere il ruolo che ha sempre avuto", ha assicurato. Frattini ha inoltre ribadito che l'amministratore delegato del'Eni, Paolo Scaroni, viaggerà a Bengasi lunedì 29 agosto e "sottoscriverà accordi importanti che faranno ripartire gli impianti di estrazione di gas e petrolio fortunatamente non danneggiati. Onorerà l'impegno di fornitura al Consiglio nazionale transitorio (Cnt) di gas e benzina, importati dall'Italia e anticipati a valere sulla futura estrazione in Libia".

Gheddafi voleva una "Lampedusa nera" - E a poche ore dalle dichiarazioni di Frattini, secondo cui il raìs avrebbe utilizzato gli immigrati come "arma" contro l'Italia, arrivano le dichiarazioni dell'ambasciatore libico a Roma Abdulhafed Gaddur, che ha confermato quanto affermato poco prima dal ministro degli Esteri, Franco Frattini. (GUARDA IL VIDEO).
Sull'immigrazione dalla Libia, ha detto Gaddur, "comandava Gheddafi. Guidava lui l'immigrazione clandestina. Diceva di voler far diventare Lampedusa 'nera', piena di africani, 'cos gli italiani capiranno cosa vuol dire partecipare all'applicazione della no-fly zone'. Confermo che era Gheddafi stesso che stava organizzando tutta questa immigrazione clandestina. Era lui che dava gli ordini".

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