Libia, caos a Tripoli. Incubo cecchini

Battaglia a Tripoli
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Battaglia attorno al bunker di Gheddafi. Il figlio Mohammed riesce a evadere con l'aiuto dei lealisti. Tra le vittime dei tiratori scelti ci sarebbero alcuni bambini. Obama: "Il regime è alla fine". FOTO, VIDEO E CRONOLOGIA INTERATTIVA

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E' stata una giornata di scontri durissimi, casa per casa, per conquistare Tripoli (LE IMMAGINI DAL SATELLITE). Nonostante siano date da tutti per sconfitte, le truppe leali al colonnello Gheddafi continuano a combattere, usando i cecchini dai tetti dei palazzi per colpire sia gli insorti che avanzano sia i civili che festeggiano la liberazione della capitale. Una giornata che ha visto il lento avanzare dell'esercito del Consiglio Nazionale di Transizione, fermato da qualche successo dei lealisti. Del rais non si hanno tracce, mentre il figlio maggiore Mohammed Gheddafi, preso prigioniero, è riuscito a evadere grazie a un intervento armato. Restano invece nelle mani degli insorti gli altri due figli di Gheddafi, Al-Saadi e Saif al Islam.

Battaglia attorno al bunker di Gheddafi - Nuovi, furiosi combattimenti sono scoppiati intanto durante la mattina del 22 agosto intorno alla residenza-bunker del rais: secondo quanto dichiarato da fonti insurrezionali all'emittente satellitare pan-araba 'al-Jazira', a un certo punto carri armati sono stati visti uscire dal complesso e allontanarsene, sparando intorno a sé e cannoneggiando un punto non meglio precisato.

Cecchini in azione
- I ribelli hanno annunciato di aver preso il controllo della tv di stato libica, le cui trasmissioni sono state interrotte. I corrispondenti Reuters hanno visto le forze ribelli dare la caccia ai cecchini da palazzo a palazzo. Sporadici colpi d'arma da fuoco e bombardamenti hanno tenuto i civili lontani dalle strade, dopo le brevi scene di giubilo di ieri sera. "La situazione non è stabile. Ci sono scontri a fuoco ovunque. Le forze di Gheddafi stanno usando carri armati al porto e sulla strada Al Sarine vicino a Bab al-Aziziyah (il compound di Gheddafi)", ha detto un funzionario dei ribelli a Tripoli, che ha detto di chiamarsi Abdulrahman. "I rivoluzionari stazionano ovunque a Tripoli, alcuni di loro si trovano vicino a Bab al-Aziziyah, ma le forze di Gheddafi stanno tentando di resistere". "I cecchini (di Gheddafi) sono il principale problema per i rivoluzionari. C'è un gran numero di martiri, tra cui mio fratello e due dei miei vicini", ha detto il portavoce. I leader mondiali non hanno dubbi che, dopo sei mesi di rivolte sostenute dai raid aerei della Nato, la coalizione ribelle, spesso divisa e non unita, sia ormai sul punto di conquistare il paese nordafricano, ricco di riserve petrolifere.

Anche bambini tra le vittime
- E tra le vittime dei cecchini ci sarebbero, secondo quanto riferito dal corrispondente del'Ansa, anche due bambini di 5-6 anni colpiti mentre sventolavano con il padre la bandiera dei ribelli. Il fatto sarebbe accaduto nella zona Wester Street di Tripoli. Nel quartiere considerato sotto il controllo totale degli insorti la tensione è altissima e le auto dei giornalisti vengono deviate lungo strade che non si trovano sotto il tiro degli ultimi fedelissimi del rais, impegnati in una strenua resistenza.

L'evasione di Mohammed -  Le forze fedeli al leader libico Muammar Gheddafi hanno aiutato suo figlio Mohammed a evadere  dagli arresti domiciliari, secondo quanto riferito dalla tv al Jazeera. I miliziani fedeli al leader libico hanno fatto irruzione nella casa in cui si trovava Mohammed liberandolo dopo essersi scontrati con le guardie, secondo quanto riferisce l'emittente tv.

L'esercito di Gheddafi depone le armi - La famigerata Guardia repubblicana del Colonnello, i suoi pretoriani, si sono arresi, deponendo le armi. Le notizie sono in crescendo e subito dopo, come le tessere di un domino, gli annunci clamorosi, tutti fatti dal Cnt, degli arresti di tre dei figli del rais: Al-Saadi , Mohammad, che non aveva cariche ufficiali nel regime, e soprattutto Saif al Islam, imprenditore televisivo ed ex "voce moderata del regime", divenuto poi, con l'inizio della rivolta, uno degli uomini più forti a sostegno del regime.

Assedio a Sirte -
Mentre a Tripoli ancora si combatte intorno al bunker di Muammar Gheddafi, anche Sirte, la sua città natale, è sotto assedio. Secondo quanto riferisce al Jazira l'elettricità è stata tagliata alla città e le comunicazioni vengono disturbate. A Sirte hanno trovato rifugio alcuni dei fedelissimi del Colonnello, di cui al momento non si sa nulla.

Berlusconi: "Gheddafi si arrenda e risparmi sofferenze" -
Intanto, arrivano anche i primi commenti dai politici italiani. In un comunicato, Silvio Berlusconi, dopo aver detto che il nostro governo è al fianco degli insorti, ha esortato "il Consiglio Nazionale Transitorio ad astenersi da ogni vendetta e ad affrontare con coraggio la transizione verso la democrazia con spirito di apertura nei confronti di tutte le componenti della popolazione. Al tempo stesso, chiediamo al colonello Gheddafi di porre fine a ogni inutile resistenza e di risparmiare, in questo modo, al suo popolo ulteriori sofferenze.
Il presidente del Consiglio ha in seguito sentito telefonicamente anche il leader del Cnt Mahmud Jibril, con il quale si incontrerà nei prossimi giorni in Italia. "Nel corso della telefonata, il Presidente Berlusconi si è complimentato per la rapida avanzata delle forze del Cnt, riconfermando l'impegno dell'Italia a sostegno delle nuove Autorità per la costruzione di una Libia democratica e unita", si legge in una nota.

Obama: "Gheddafi è alla fine" - Sulla questione libica è intervenuto anche il presidente americano Barack Obama che, in un messaggio radiofonico ha detto che "ci sono ancora molte incognite, ma quello che è certo è che il regime di Gheddafi è alla fine e che il futuro appartiene al popolo libico". "Gheddafi ha ora l'opportunità di ridurre i rischi di un bagno di sangue" ha aggiunto Obama, ponendo l'accento che "ancora in alcune zone di Tripoli si registrano scontri a fuoco con forze lealiste".

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