Siria, un altro venerdì di sangue. Spari sulla folla

Nella foto i fedelissimi del presidente siriano Bashar al Assad. Credits: Getty Images
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L'esercito di Damasco ha aperto il fuoco per disperdere i manifestanti che chiedono la fine del regime. La Russia si oppone alle richieste di dimissioni di Assad avanzate da Usa e Ue

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Le forze fedeli al presidente siriano Bashar al-Assad hanno sparato sulla folla nella
città orientale di Deir al-Zor e nella pianura meridionale di Hauran, per disperdere i manifestanti che chiedono la sua destituzione.
Lo hanno riferito alcuni attivisti, mentre sono in corso manifestazioni in tutto il Paese. Secondo quanto riferito, i militari hanno aperto il fuoco su un corteo nella strada Takaya di Deir al-Zor, dove un manifestante è stato ucciso due giorni fa.
L'Unione di Coordinamento della Rivoluzione Siriana ha detto che un attacco analogo è stato compiuto sulle folle raccolte nei pressi di diverse moschee nella città meridionale di Deraa. Al momento non risultano feriti né vittime. Le autorità siriane hanno espulso dal Paese giornalisti indipendenti o hanno vietato loro di lavorare in Siria, rendendo difficile la verifica degli eventi sul campo.
Assad, che fa parte della minoranza alauita in un paese a maggioranza sunnita, ha riferito pochi giorni fa al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che tutte le operazioni militari e polizia, intensificate dall'inizio del mese sacro del Ramadan per reprimere la sommossa in corso da cinque mesi contro il governo, erano state fermate.

Intanto, la Gran Bretagna, appoggiata dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi europei nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, sta lavorando a una risoluzione in cui si chiede di imporre sanzioni internazionali contro Damasco e il suo deferimento alla Corte Penale Internazionale (Cpi) per le violazioni dei diritti umani in Siria. Se Usa e Ue sono dunque unite nel chiedere ad Assad di dimettersi, Mosca si dice contraria. Lo fa sapere l'agenzia Interfax citando una fonte del ministero degli Esteri russo. "Non sosteniamo - ha detto la fonte ministeriale - tali richieste e crediamo che adesso sia necessario dare al regime del presidente Assad il tempo per realizzare le riforme che sono state annunciate".
Si dice favorevole alle sanzioni il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ai microfoni di SkyTG24 dichiara che l'isolamento internazionale della Siria "peserà molto presto se saremo coerenti, come l'Italia auspica, nell'applicare le sanzioni". La Siria, ha sottolineato Frattini, "non è un Paese con grandi ricchezze interne, e ha bisogno di relazioni e commerci
internazionali. Se le sanzioni colpiranno questo importante aspetto economico, il regime comprenderà che l'unica strada possibile è quella delle riforme". (GUARDA IL VIDEO).

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