Alta tensione nel Nord del Kosovo

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Scontri tra la minoranza serba del Paese e le forze di polizia kosovaro albanesi. All’origine della crisi il reciproco boicottaggio delle importazioni e la decisione di Pristina di schierare al confine agenti per sorvegliare sull'embargo

Un posto di frontiera dato alle fiamme, un campo Kfor (la forza Nato in Kosovo) evacuato per via dell'incendio, scontri fra militari della forza internazionale e gruppi di serbi kosovari: questo il bilancio delle tensioni alla frontiera tra Kosovo e Serbia. Una situazione nata nei giorni scorsi dal reciproco boicottaggio delle importazioni e dalla decisione di Pristina di schierare al confine la propria polizia per vigilare sull'imposizione dell'embargo.

Si riaccende la tensione tra l'etnia serba e quella kosovara - La decisione di Pristina di imporre l'embargo sulle merci serbe, importate soprattutto dalla minoranza serbo-kosovara che vive in prevalenza nel Nord del paese, è stata presa in risposta all'embargo della Serbia sui prodotti "made in Kosovo", la cui legittimità non è riconosciuta da Belgrado. Il Paese, infatti, si è autodichiarato stato indipendente dalla Serbia nel febbraio del 2008; ad oggi la Repubblica del Kosovo è riconosciuta da 22 paesi europei su 27 (tra cui l'Italia ma non la Spagna, ad esempio) e da 77 Paesi Onu (l'ultimo in ordine di tempo la Repubblica centro africana).
Già nel 2008 il valico di Jarinie, lo stesso dato alle fiamme mercoledì 27 luglio, è stato al centro delle tensioni due giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, nel febbraio del 2008.

Alta tensioni ai valichi di frontiera del Nord del Kosovo -
Al centro della tensione degli ultimi giorni sono i valichi di Jarinje e di Brnjak, nella parte settentrionale del Kosovo. La situazione è precipitata quando lunedì 25 luglio le autorità kosovare hanno dispiegato unità speciali di polizia per far rispettare l'embargo commerciale di prodotti serbi, suscitando così l'ira dei serbi del nord del Kosovo, maggioritari nell'area.
Gli scontri hanno raggiunto il culmine nella serata di mercoledì 27 luglio quando intorno alle 19 un gruppo di giovani serbi kosovari, con il volto coperto da un passamontagna, hanno distrutto con le ruspe i prefabbricati che contenevano gli uffici della polizia di frontiera e dei doganieri di Jarinie, che hanno dovuto rifugiarsi in territorio serbo.
Le fiamme hanno costretto all'evacuazione anche un campo di militari del Kfor: è stata vista uscire una colonna di 20 mezzi e i soldati dovrebbero essere tutti polacchi. Poi tafferugli sono scoppiati fra gli estremisti serbo-kosovari e i militari Kfor, che in un comunicato hanno detto di essere stati anche bersagliati con colpi d'arma da fuoco. Poco dopo si è diffusa la notizia che era stato dato alle fiamme anche il secondo valico, a Brnjak, che però è stato smentito poco dopo da Belgrado e anche da un portavoce di Eulex, la missione civile dell'Unione europea.
L'emittente serba B92, denuncia invece episodi di violenza da parte della polizia kosovara ai danni di membri della minoranza serba.

La Kfor prende il controllo della zona - In seguito alle violenze che hanno scosso la zona i militari Nato della Kfor hanno assunto il controllo delle valico di Jarinje. I militari della Nato, si legge in un comunicato, "hanno preso il comando e la responsabilità" dei valichi di Jarinje e Brnjak e ora la situazione "è generalmente calma, con alcune tensioni occasionali", si fa sapere. La Kfor ha specificato inoltre di aver instaurato un regime molto rigoroso ai due posti di frontiera consentendo il passaggio solo a "piccoli veicoli privati", mentre non sarà autorizzato il passaggio di camion che potrebbero trasportare armi o altro materiale vietato.

La Kfor è la forza della Nato presente in Kosovo dal 1999. Nel corso degli ultimi mesi, la sorveglianza di parte delle frontiere del Kosovo è passata sotto la responsabilità della polizia di Pristina, ma quella dei confini con la Serbia resta per ora di competenza della Kfor. Nel 1999, all'arrivo del contingente Nato in Kosovo (dopo la guerra con la Serbia), si contavano più di quarantamila soldati della Kfor nell'area. Oggi il loro numero è sceso a circa 5.500.
Il contingente italiano in Kosovo, di stanza a Belo Polje nella base militare Villaggio Italia, è sotto il comando del Colonnello Vincenzo Cipullo che guida il Multi National Battle Group - West l MNBG – W, unità multinazionale forte di componenti Austriache, Slovene, Svizzere ed Ungheresi.

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