Hiroshima ricordata in 3D per il 66esimo anniversario

Il confronto fra la topografia odierna e passata di Hiroshima con in evidenza l’area della deflagrazione. CREDITS: Hiroshima Archive e Google Earth
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Mappe dell’area colpita, foto delle conseguenze del disastro, testimonianze, flussi di tweet dalla città. Su Google Earth le memorie dei sopravvissuti a quel 6 agosto 1945, che segnava la fine della Guerra Mondiale e l’inizio dell’era atomica

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di Federico Guerrini

“Alle 8.15 ho visto un flash bianco e blu, come un lampo di magnesio, fuori dalla finestra. Ricordo la sensazione di galleggiare nell’aria. Mentre riprendevo conoscenza, nell’oscurità totale e nel silenzio, mi accorsi di essere incastrata fra le rovine del palazzo crollato. Capivo di essere a un passo dalla morte. Stranamente, la sensazione che avevo, non era di paura, ma di serenità”. Così, Setuko Thurlow, all’epoca tredicenne, ricorda il momento dello scoppio dell’ordigno nucleare su Hiroshima. Sono passati 66 anni da quando gli Stati Uniti posero definitivamente fine alla Seconda Guerra mondiale sganciando due bombe atomiche sul Giappone, prima su Hiroshima e poi su Nagasaki, uccidendo fra le 150 mila e le 200 mila persone, in parte sul colpo, in parte a seguito degli effetti devastanti delle radiazioni.

Per preservare la memoria, quest’anno, in occasione del 66esimo anniversario dello scoppio, e all’ombra di un’altra grande tragedia che ha scosso il Giappone, il terremoto e lo tsunami di Sendai, il professor Hidenori Watanave dell’Università Metropolitana di Tokyo, assieme ai suoi collaboratori, ha lanciato l’”Hiroshima Archive”, un archivio digitale basato sul mappamondo virtuale di Google Earth che raccoglie, sovrapposte su più livelli di consultazione, testimonianze scritte dei sopravvissuti (come quella, sopracitata, di Setuko), foto aeree, video interviste, tweet da tutto il mondo sul tema della pace e dello smantellamento degli arsenali nucleari.

Il materiale digitalizzato proviene da diverse fonti: il museo del Memoriale per la Pace, l’associazione Jogakuin Gaines, e la Hachioji Hibakusha (quella dei sopravvissuti alla bomba).
Molte delle testimonianze raccolte sono purtroppo in giapponese, il che diminuisce la possibilità di interazione da parte dei visitatori non provenienti dal Sol Levante, ma ci sono anche una cinquantina di interviste in inglese.

L’Hiroshima Archive doveva essere una semplice collezione di memorie della comunità di sopravvissuti, sulla scia di quanto realizzato lo scorso anno per la strage di Nagasaki, una piattaforma dove raccogliere le storie del passato e i messaggi benaugurali del presente, ma il sisma dell’11 marzo di quest’anno ha cambiato in parte le carte in gioco, ripresentando il fantasma della contaminazione da radiazioni, dopo che la centrale nucleare di Fukushima è è stata danneggiata dal terremoto.

La missione dell’Archivio è ora diventata, nelle parole degli organizzatori, quella di “imparare dalle tragedie del passato, sentirsi coinvolti e trasmetterle alle generazioni future con le proprie parole”.  Affinché la Storia diventi davvero “maestra di vita”.

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