Siria, un milione in piazza nel quinto mese della rivolta

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Una trentina di manifestanti uccisi e decine di feriti. E' il bilancio dell'ennesimo venerdì di protesta contro il regime di Al Assad. Nel frattempo cresce l'attesa per le due "Conferenze per la salvezza nazionale" che si terranno a Damasco e a Istanbul

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(in fondo all'articolo tutti i video sulla crisi in Siria e in Giordania)

Un nuovo venerdì di sangue, con una trentina di manifestanti uccisi e decine di feriti, ha segnato l'inizio del quinto mese di rivolta in Siria. Centinaia di migliaia di persone, forse più di un milione, sono scese in piazza nel centro di Damasco e a Qabun Hama, Homs, Idleb, Deraa, Talbisa e Diar al-Azor per chiedere la fine del regime di Bashar al-Assad nel "venerdì della libertà per gli ostaggi". Le forze di sicurezza sono intervenute con il lancio di lacrimogeni e sparando sulla folla. La rivolta siriana era iniziata il 15 marzo nella povera città meridionale di Deraa e la repressione sarebbe già costata la vita a più di 1400 persone.

Sedici morti sono stati registrati soltanto nella capitale e nei sobborghi di Qabun e Rukn Eddin. Un bambino è stato ucciso a Jobar. A Deir al-Azor, città petrolifera dell'est, sono sfilate 350 mila persone, ha fatto sapere Ali Abdel Rahman dell'Osservatorio siriano per i diritti umani. Due attivisti pro-democrazia sono stati uccisi nella notte di giovedì da miliziani del regime. A Homs in migliaia hanno sfilato per chiedere la scarcerazione delle persone fermate nelle proteste dei giorni scorsi. Altri tre morti sono stati registrati a Idleb, nell'estremo nord del Paese, e quattro vicino al confine con la Giordania dove la polizia ha sparato ad altezza d'uomo gas lacrimogeni e pallottole vere.

Per Rami, la prima protesta di massa a Damasco, rimasta abbastanza tranquilla fino a venerdì 15 luglio, rappresenta un messaggio chiaro per il regime. A Deraa, dove si contano due morti, per la prima volta i militari hanno fatto da scudo tra le migliaia di civili e le forze dell'ordine, impedendo qualsiasi contatto.

Sul fronte politico interno, gli attivisti pro-democrazia organizzeranno sabato 16 a Damasco e a Istanbul due "Conferenze per la salvezza nazionale" per decidere una road map che porti il Paese fuori dalla dittatura. Mentre sulla scena internazionale continua a montare la pressione attorno a Damasco, giovedì, durante la festa nazionale, il presidente francese Nicola Sarkozy, ha invocato una chiara presa di posizione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dove la mozione contro la Siria voluta dalla Francia è bloccata da Cina e Russia, storici alleati di Assad.

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