Afghanistan, Roberto Marchini ucciso da una mina antipersona

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Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha ricostruito alla Camera la dinamica dell’attentato in cui è morto il caporal maggiore. Giovedì 14 luglio i funerali. Intanto a nordest di Kabul in un altro attacco hanno perso la vita cinque soldati francesi

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Non ci sono ancora "tutti gli elementi per poterlo affermare con certezza", ma "è presumibile" che il primo caporal maggiore Roberto Marchini, che avrebbe compiuto 29 anni tra pochi giorni, sia stata ucciso il 12 luglio in Afghanistan da una rudimentale mina anti-persona. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa che alla Camera ha ricostruito la missione tragicamente finita con la morte del parà. Giovedì 14 luglio, alle 10, la salma di Marchini giungerà all'aeroporto di Ciampino; alle 18, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, i funerali solenni. Intanto, in Afghanistan, in un altro attentato hanno perso la vita oggi, mercoledì 13 luglio, cinque soldati francesi. "I militari francesi erano in guardia, per assicurare protezione a un incontro nella valle del Tagab (nella provincia di Karpisa, a nordest di Kabul, ndr)", ha detto l'ufficio di Sarkozy. "Un terrorista ha fatto esplodere una bomba vicino ai militari ferendo seriamente altri quattro militari francesi e tre civili afghani."

L’attentato durante un’operazione di ricognizione – Marchini, in servizio presso il reggimento Genio Guastatori 'Folgore' di Legnago (Verona), faceva parte di un team per la "bonifica degli itinerari" inserito in un dispositivo più ampio, di 56 militari, tutti della Task force south-east: c'erano anche un plotone di fucilieri paracadutisti, un team sanitario e un team interforze per il controllo aereo. Insieme agli italiani - che erano a bordo di 13 Lince, un Buffalo e un Coguar, tutti mezzi con particolari protezioni antimine - anche 30 militari dell'Esercito afghano, su sei veicoli. Soldati italiani ed afghani stavano conducendo un'operazione di ricognizione "finalizzata all'individuazione di un'area idonea alla realizzazione di una base permanente delle Forze di sicurezza afghane lungo la strada '515', nel tratto compreso tra gli abitati di Bakwa e Farah". La base, che sarà realizzata da un reparto del Genio Usa, è ritenuta strategica perché dovrebbe consentire il controllo di un'arteria molto importante in un'area "sensibile, oggetto negli ultimi tempi di numerosi attacchi e ritrovamenti di Ied", gli ordigni improvvisati.

La dinamica - Alle 7 locali circa (le 4.30 in Italia), a circa 3 chilometri e mezzo dalla base avanzata 'Lavaredo', proprio lungo la 'Route 515', il team per la bonifica itinerari ha fermato il convoglio a 100 metri da un punto ritenuto "pericoloso": i militari sono scesi dai mezzi, assumendo una formazione "a V rovesciata", con il nucleo cinofilo antimina in testa. Durante il controllo dell'area il team ha individuato "tre possibili Ied nei pressi del punto pericoloso": è stata quindi messa in sicurezza la zona e chiesto alla base l'intervento degli artificieri, giunti sul posto alle 7.55. "Mentre il team di artificieri - ha ricostruito La Russa - iniziava l'intervento, il team di bonifica degli itinerari continuava le attività per la messa in sicurezza della zona e per l'individuazione di un passaggio sicuro che evitasse il punto pericoloso". E' stato proprio nel corso di quest'attività, alle 8 circa, che il caporal maggiore Marchini, che si trovava alle spalle del nucleo cinofilo per assicurarne la protezione, "veniva investito dall'esplosione di un ordigno, presumibilmente una mina anti-persona, perdendo immediatamente la vita".

Roberto Marchini è la 40esima vittima - Il parà di Viterbo "è il 24/o soldato italiano morto in Afghanistan a causa di un Ied, un ordigno esplosivo improvvisato", ha detto La Russa, aggiungendo che dei 40 militari italiani morti dal 2004, quando è cominciata la missione Isaf della Nato, "30 sono stati vittime di atti ostili, gli altri di incidenti o malori". Dunque, un bilancio pesante, in una situazione che rimane "complessa e difficile". Il 21 luglio ci sarà la riconsegna 'formale' della città di Herat agli afghani e questa fase di transizione comporta, ha detto La Russa, il rischio di altri attacchi e attentati. Ma il ministro è convinto che "manterremo la tempistica prefissata, con la rimodulazione del nostro contingente a partire dal 2012 per giungere, nel 2014, a zero soldati in prima linea. A quel punto avremo solo una presenza in chiave di supporto, assistenza e addestramento".

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