Siria, Assad ricorre anche al cyber-esercito

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La guerra è anche comunicazione e propaganda. Il Syrian Electronic Army, un gruppo di hacker che opera con il beneplacito del governo, compie attacchi contro siti dell'opposizione e pagine web occidentali. Un precedente per altri Paesi autoritari

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di Raffaele Mastrolonardo


Siti inondati di richieste e resi irraggiungibili, pagine Web sostituite da messaggi di scherno o proclami, cascate di commenti su Facebook e persino una “scuola” online per aspiranti sabotatori informatici. Anche se i mezzi sono gli stessi, non si tratta dell'ultima lista di imprese del gruppo hacker Anonymous, che sostiene di difendere lal libertà in rete, ma delle imprese di un manipolo di pirati informatici che si sono dati un obiettivo un po' diverso: difendere online la causa del regime siriano.

Sotto il nome di Syrian Electronic Army, questa pattuglia di pretoriani digitali nell'ultimo mese e mezzo ha attaccato siti degli oppositori al regime, pagine Web straniere che diffonderebbero informazioni false sulla Siria e invaso di opinioni filo-governative gli account Facebook di personalità come Barack Obama, Nicholas Sarkozy o la star della tv americana Oprah Winfrey.

Coccolato dai media di stato ed elogiato dal presidente Bashar al-Assad in persona che il 20 giugno scorso lo ha definito un “un'esercito reale in uno spazio virtuale”, il gruppo è un'ulteriore dimostrazione che nella battaglia della propaganda e della conquista dell'egemonia del cyberspazio i regimi autoritari si stanno dotando di armi sempre più potenti e sofisticate.

Gli attacchi sul web - Secondo le cifre fornite dal gruppo e confermate dalle analisi della canadese Information Warfare Monitor (IWM), società di ricerche indipendente che al fenomeno ha dedicato due dettagliati articoli, l'esercito elettronico siriano avrebbe preso di mira 130 siti con diversi tipi di azioni: dagli attacchi di tipo DoS che impediscono l'accesso a un indirizzo web al cosiddetto “defacing” in cui al posto della home page di un sito viene sostituita una nuova pagina. Fra le vittime di simili azioni News.Syriaforums, reo di avere diffuso falsi video sulle proteste anti-regime, e la pagina Web della cantante siriana Asalah Nasri che attualmente vive in Egitto e aveva dichiarato il proprio supporto alle rivolte nel Paese. Sull'homepage dell'artista è comparso un messaggio che la definiva “traditrice”. Ma nella lista di chi ha subito le attenzioni della Syrian Electronic Army non ci sono solo siti arabi.
A subire un “defacing” è stato infatti anche il portale della cittadina inglese Lemington Spa che ha pagato così – si leggeva nel volantino digitale - le interferenze del governo britannico negli affari siriani. Più difficile capire le ragioni degli attacchi a siti italiani come BlueReef.it e WindCam News. Il gruppo li ha accusati di disseminare false notizie sulla Siria anche se in realtà si tratta di progetti turistici e di news sul Paese mediorientale non c'è traccia. E' probabile, secondo IWM, che siano stati scelti in quanto target facili o siano stati considerati sufficientemente popolari da poter dare ampia visibilità alla  causa del gruppo pro-Assad.

L'importanza di Facebook
– Secondo gli esperti di IWM, le azioni della Syrian Electronic Army dimostrano come i regimi autoritari si stiano attrezzando per contrastare con mezzi più efficaci l'uso creativo del Web da parte degli oppositori. Dopo avere constatato il successo limitato dei tentativi legali e tecnici di censurare la rete, gli autocrati alzano ora il livello dell'offensiva usando quelle armi che fino a poco fa cercavano di bloccare. Come ha ammesso in un'intervista un membro del gruppo, l'attività della Syrian Electronic Army non sarebbe mai stata così efficace se nel febbraio scorso Assad non avesse deciso di porre fine al bando di Facebook nel Paese. E' anche grazie a questi canali che la pattuglia può diffondere il proprio messaggio e fare opera di proselitismo. Attività per la quale, insieme ad organizzazioni affini, ha deciso di mettere a punto una sorta di accademia virtuale per reclutare potenziali affiliati ed educarli a mettere in piedi attacchi informatici.

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