Mandato di arresto dell'Aja contro Gheddafi

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I giudici della Corte penale internazionale accolgono la richiesta del procuratore. L'accusa è di crimini contro l'umanità. Il regime: "Non riconosciamo l’autorità dell’Aja". FOTO, VIDEO E CRONOLOGIA INTERATTIVA

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A cento giorni esatti dall'inizio della guerra contro la Libia, i giudici della Corte penale internazionale dell'Aja hanno accolto la richiesta del procuratore Louis Moreno Ocampo e hanno spiccato un mandato di arresto internazionale per crimini contro l'umanità per il leader libico Muammar Gheddafi, il figlio Seif al Islam e il capo dei servizi segreti Abdellah Senussi (leggi il comunicato).
Il regime, però, nella serata di lunedì 27 giugno afferma di non riconoscere l'Aja e "non accetta la decisione della Corte, che è uno strumento dell'Occidente per perseguire i leader del Terzo mondo", ha commentato il ministro della Giustizia Mohammed Al-Qamoodi in una conferenza stampa a Tripoli.

Gheddafi è il secondo capo di Stato, dopo il sudanese Omar el Bashir, su cui pende una richiesta di arresto internazionale.
In teoria il Colonnello e i suoi accoliti dovranno essere arrestati se si recheranno in uno dei 116 Paesi che hanno sottoscritto il Trattato di Roma il 17 luglio 1988 costitutivo della Cpi.

"La pronuncia della Corte penale internazionale (Cpi) sulle comprovate responsabilità di Gheddafi legittima ulteriormente l'assoluta necessità e l'alto valore della missione umanitaria della Nato in Libia, su mandato Onu, nel quadro della 'responsabilità di proteggere che spetta alla comunità internazionale nelle emergenze umanitarie provocate da atti di repressione di dittatori verso il proprio popolo".
Così la Farnesina ha commentato la decisione dei giudici dell'Aja di spiccare il mandato d'arresto.

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