Libia, parla Saif: "Elezioni subito per chiudere la guerra"

Saif Al Islam Gheddafi
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Il figlio di Muammar Gheddafi dice la sua in un’intervista al Corriere della Sera: "Così il mondo capirà quanto mio padre è popolare. Se perdiamo, lasciamo il paese". Poi critica l’Italia: "Non possiamo che gioire per le difficoltà di Berlusconi"

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"Elezioni subito, con la supervisione internazionale: il mondo scoprirà quanto Gheddafi è  popolare". E' la soluzione prospettata da Saif Al Islam, figlio di Muammar Gheddafi, "per uscire dall'impasse in Libia". Intervistato  dal Corriere della Sera il figlio del rais spiega la sua idea sulle elezioni che, dice, "si potrebbero tenere entro 3 mesi. Al massimo a fine anno. E la garanzia della loro trasparenza potrebbe essere la presenza di osservatori internazionali. Non ci formalizziamo su quali. Accettiamo l'Unione europea, l'Unione africana, le Nazioni unite, la stessa Nato. L'importante è che lo scrutinio sia pulito".

Saif non ha dubbi sull'esito: "La stragrande maggioranza dei  libici sta con mio padre e vede i ribelli come fanatici integralisti  islamici, terroristici sobillati dall'estero, mercenari agli ordini di Sarkozy". Ed è proprio la Francia chiamata in causa per aiutare la  transizione verso il voto: "Abbiamo già avuto abbocchi con Parigi,  ma per ora senza seguito". Comunque "se dovessimo perdere, ovvio che lasceremo il governo. Rispettiamo le regole". Ma nessuna ipotesi di esilio: "Mio padre continua a ripeterlo. Non se ne andrà mai dalla Libia. Qui è nato e qui intende essere sepolto, accanto ai suoi cari".

Il 39enne figlio di Gheddafi non risparmia infine dure critiche all'Italia: "Da quello che possiamo capire qui a Tripoli, il vostro  premier è in difficoltà, pare inevitabile la sua prossima sconfitta elettorale. Bene, non possiamo che gioirne. Lui e il ministro degli Esteri Frattini si sono comportati in modo abominevole con noi".

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