Il Consiglio d'Europa striglia l'Italia sulla corruzione

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Secondo l'organizzazione internazionale, occorrono misure più efficaci. Dubbi anche sul processo breve: rischia di avere effetti controproducenti

L'introduzione del processo breve rischia di avere effetti controproducenti sulla lotta alla corruzione: è questo l'avvertimento lanciato da 'Greco', organismo del Consiglio d'Europa (da non confondere con l'Unione Europea) che si occupa della lotta alla corruzione.
In un rapporto sull'Italia diffuso  martedì 14 giugno sottolinea anche che "le autorità italiane non hanno dedicato la necessaria attenzione" al fenomeno della corruzione.
Inoltre, si legge nel documento, l'implementazione delle misure adottate in questo ultimo anno e mezzo su questo fronte "deve essere considerevolmente migliorata".

Nel suo rapporto, il 'Greco' analizza come l'Italia abbia dato seguito alle 22 raccomandazioni formulate dall'organismo del Consiglio d'Europa nell'ottobre del 2009 al fine di combattere efficacemente contro il fenomeno della corruzione. In merito all'introduzione della legge sul processo breve, adottata dalla Camera il 12 aprile di questo anno, "Greco - si legge nel documento - rimane cauto circa gli anticipati (limitati) effetti positivi che questa legge può avere sui processi futuri, quando comparati ai possibili rischi che i processi per corruzione falliscano a causa della prescrizione dei termini".
Nel documento viene inoltre sottolineato il fatto che i limiti di prescrizione erano stati già ridotti con la legge 251 del 5 dicembre 2005 e che le autorità italiane non sono riuscite a dimostrare che questo non abbia avuto effetti "dannosi".

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