Palin-Leak: la corrispondenza che fa tremare i repubblicani

L'ex governatore dell'Alaska Sarah Palin alle prese con migliaia di e-mail scomode.
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Oltre 24 mila pagine email dell'esponente repubblicana sono state consegnate alle maggiori testate Usa, che per spulciarle chiedono aiuto ai lettori. Risalgono al periodo in cui era governatore dell'Alaska. Adesso si teme l'effetto sulle presidenziali

di Raffaele Mastrolonardo

Ventiquattromila pagine contenenti messaggi di posta elettronica, ovvero, due anni di corrispondenza virtuale di Sarah Palin, star della destra repubblicana, sono nelle mani delle maggiori testate americane. Il 10 giugno alle 17 ore italiana a Juneau, capitale dell'Alaska, alcuni funzionari dello stato hanno infatti consegnato alle testate che ne hanno fatto richiesta tutti gli scambi epistolari della Palin, molti effettuati attraverso indirizzi e-mail privati, compresi tra il dicembre 2006 e il settembre 2008 quando era governatrice dell'Alaska.

Questa volta, a differenza del passato quando un account e-mail della Palin fu hackerato, non si tratta di un furto informatico ma di una procedura tutta legale: una richiesta, risalente al 2008, di rilascio di informazioni sulla base della legge sulla trasparenza dei documenti pubblici americana. E ora che – con l'eccezione di 2.000 pagine espunte par varie ragioni tra cui la privacy – la richiesta è stata esaudita, i media Usa sono pronti a gettarsi a capofitto sul materiale. I maggiori quotidiani ed emittenti hanno messo a punto squadre di reporter e di informatici, a cui spetterà il compito di scansionare il materiale che verrà infatti distribuito solo in versione cartacea (5 casse in tutto, circa 115 kg). Dopodiché, i documenti saranno catalogati in appositi archivi online e analizzati nei minimi dettagli. Dai giornalisti ma non solo.

Lettore, aiutaci tu – 24 mila pagine di posta elettronica sono infatti una grande quantità di informazioni. E anche per redazioni nutrite ed esperte come quelle del New York Times e del Washington Post setacciarle a dovere può essere una fatica. Per questa ragione i due importanti quotidiani americani hanno chiesto ai lettori di aiutarli a scavare nella corrispondenza digitale dell'ex governatore dell'Alaska. Il giornale della Grande Mela ha domandato agli interessati di redigere un sunto delle e-mail giudicate rilevanti e di segnalarle alla redazione. La testata della capitale invece, in un primo tempo, aveva pensato di coinvolgere solo 100 lettori da dividere in piccole squadre di investigazione. Poi, dato il numero di adesioni ha cambiato idea lasciando la possibilità di annotare e commentare la corrispondenza ad ogni lettore interessato. Non è la prima volta che un grande media ricorre all'aiuto degli utenti per l'analisi di una quantità ingente di materiali. Uno degli esempi più celebri resta quello del quotidiano inglese The Guardian che nel giugno 2009 coinvolse i lettori nello studio di oltre 700 mila ricevute sulle spese sostenute da parlamentari inglesi nel corso della loro attività. In conseguenza della mole del materiale consegnato dai funzionari del governo dell'Alaska non è possibile stimare quanto lunghe saranno le operazioni di scansione e quando emergeranno (se emergeranno) i primi elementi di interesse.

E-mail della discordia – Di certo, la vicenda è un'ulteriore testimonianza della capacità della Palin – che sta pure per lanciare un documentario su di sé - di suscitare attenzione.
Una capacità che la donna ha dimostrato fin dal suo debutto sulla scena politica. Non è la prima volta infatti che la corrispondenza digitale della Palin fa notizia. Nel settembre 2008, in piena campagna presidenziale, WikiLeaks pubblicò alcuni messaggi dell'allora candidata repubblicana alla vice-presidenza. Le e-mail, in quel caso, furono ottenute da alcuni hacker in qualche modo collegati al gruppo Anonymous (che sarebbe in seguito diventato noto nel febbraio 2011 per le operazioni informatiche in difesa del sito di Julian Assange). Per quel gesto è stato successivamente condannato il 22enne David Kernell, figlio di un politico democratico.

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