Libia, Frattini: dall'Italia 400 milioni di euro ai ribelli

Libia, attacco in corso - Foto: Getty
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Per il ministro degli Esteri i fondi destinati ai rivoltosi saranno garantiti dagli asset del regime congelati. Intanto Misurata resiste alla controffensiva dei lealisti. La Corte penale internazionale: Gheddafi ha ordinato stupri di massa

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L'Italia assicurerà ai ribelli libici fino a 400 milioni di euro in contanti e aiuti in carburante utilizzando come garanzia gli asset libici congelati. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, a margine di un vertice dei Paesi occidentali e arabi il cui obiettivo è sostenere i ribelli contro il leader libico Muammar Gheddafi e preparare un governo per il dopo Gheddafi. "L'Italia è impegnata a fornire del denaro, circa 300-400 milioni di euro in contanti e carburante, circa 150 milioni di euro in carburante, ricorrendo a una procedura di soft loan garantita dai beni congelati", ha spiegato a Reuters in un'intervista il responsabile della Farnesina. "Soltanto in Italia abbiamo congelati beni libici per circa 8 miliardi di dollari che non appartengono al regime, che sono per il popolo libico".

Dalla Cirenaica 100mila barili al giorno
- Da parte loro i ribelli assicurano che presto saranno in grado di produrre 100mila barili di greggio al giorno. Lo ha spiegato Alì Tarhoni, ministro-ombra per il Petrolio e le Finanze del Consiglio Nazionale Transitorio, l'organismo istituito dagli insorti per amministrare le aree liberate nella parte orientale del Paese maghrebino. "Auspichiamo di poterlo fare presto", ha osservato Tarhoni, a margine dei lavori per la terza riunione del Gruppo di Contatto sulla Libia. "Si tratterà di centomila barili quotidiani, più o meno", ha aggiunto.

Infuria la battaglia per Misurata - I ribelli annunciano intanto anche che Misurata continua a restare in mano ai ribelli, nonostante le truppe governative libiche abbiamo lanciato una pesante controffensiva con lo scopo di riconquistarla. Approfittando infatti di una pausa nei raid aerei della Nato, che negli ultimi giorni hanno raggiunto un'intensità senza precedenti, le forze fedeli al regime di Muammar Gheddafi sono tornate all'attacco su più fronti in Tripolitania, non limitandosi ad accerchiare con migliaia di soldati la città-simbolo di Misurata, sottoposta a massicci bombardamenti, ma attaccando anche altre località in mano agli insorti: è il caso di Kalaa e Yafran, due località tra le montagne che si estendono nella parte occidentale della regione libica, conquistate dagli insorti all'inizio della settimana. Un'altro portavoce dei rivoltosi, Juma Ibrahim, da Zintan ha denunciato invece rastrellamenti e arresti in massa da parte dei governativi a Ghadames, un antico insediamento al centro dell'omonima oasi, proclamato dall'Unesco nel 1986 Patrimonio dell'Umanità e incastonato nel deserto ai confini con Algeria e Tunisia, circa 600 chilometri a sud-ovest di Tripoli: la cittadina era stata teatro nei giorni scorsi di manifestazioni di protesta, che hanno provocato l'immediata reazione dei sostenitori del regime.

Viagra ai soldati per stupri di massa - Arrivano inoltre nuove accuse al regime di Muammar Gheddafi. Gli inquirenti della Corte Penale Internazionale (Cpi) dell'Aja hanno raccolto una serie di elementi in base ai quali sarebbe evidente che il leader avrebbe ordinato ai suoi militari stupri di massa, distribuendo loro pillole sessualmente stimolanti come il Viagra. Il procuratore capo del Cpi, Luis Moreno Ocampo, ha precisato che ora che le indicazioni sono a suo avviso sicure, potrebbe emettere nuove accuse nei confronti del leader libico.  

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