Yemen, nessuna tregua: nella capitale si torna a sparare

Alcune donne yemenite festeggiano con le bandiere del loro Paese la partenza del presidente Saleh per l'Arabia Saudita
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Continuano gli scontri a Sanaa, nonostante il cessate-il-fuoco siglato grazie alla mediazione dell’Arabia Saudita, dove è ricoverato Saleh. La speranza è che il presidente lasci il potere. Ma, per ora, nessun piano per una transizione politica

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Si torna a sparare a Sanaa, la capitale dello Yemen, il giorno dopo la partenza del presidente Ali Abdullah Saleh per l'Arabia Saudita.

Nuovi scontri - Esplosioni e colpi di armi pesanti sono risuonate in città, nonostante il cessate-il-fuoco siglato dalle parti nelle ultime ore, grazie alla mediazione proprio dell’Arabia Saudita. Epicentro delle tensioni, il quartiere di Hasaba, che negli ultimi giorni è stato ripetutamente teatro dei combattimenti tra le forze lealiste e i membri della potente tribù degli Hashed, guidati da Sadeq al-Ahmar. Secondo la tv al Jazeera, almeno 4 persone sono morte e una decina sono state ferite nell'attacco a colpi di granate a una caserma affiliata a militari che sono passati tra le file degli oppositori di Saleh. E a Taiz, a 270 chilometri a sud di Sanaa, ci sono stati alcuni scontri a fuoco tra un'unità della guardia repubblicana e alcuni uomini armati. Cinque persone sono morte, di cui quattro militari dell'esercito yemenita fedele al presidente Saleh.

Il presidente Saleh in Arabia Saudita - La tregua nel Paese era stata siglata nella serata di sabato 4 giugno, poche ore prima della partenza del presidente Saleh, rimasto ferito nell'attentato del 3 giugno e portato in un ospedale di Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, per essere curato. Ma, secondo fonti saudite, il presidente yemenita non ha alcuna intenzione di lasciare il potere e vuole ritornare in patria. Secondo fonti del partito al potere, Saleh dovrebbe rientrare nello Yemen "entro pochi giorni". L'improvvisa partenza di Saleh rischia di gettare nel caos il Paese, dove il governo ha già perso il controllo di alcune province e al Qaeda potrebbe approfittare della situazione per consolidare il proprio potere. Il presidente Saleh, secondo la Bbc, ha una scheggia che è rimasta conficcata nel petto, proprio all'altezza del cuore, e ha riportato ustioni di secondo grado al viso e al petto. La decisione di trasferirlo a Riad, ha riferito una fonte diplomatica, è stata presa da medici sauditi dopo un consulto con colleghi tedeschi. Con lui, sono partiti alcuni membri della famiglia, tra cui la moglie. Il figlio Ahmad e i nipoti, Tarik ed Yehia, sarebbero invece ancora nel Paese.

I rapporti con gli Stati Uniti - La Casa Bianca si è già messa in contatto con Sanaa. Il principale consigliere del presidente Obama nella lotta al terrorismo, John Brennan, ha parlato con Abd-Rabbu Hadi Mansour, l'ex numero due di Saleh e ora presidente dello Yemen. E quest'ultimo, secondo quanto riferito da al-Arabiya, ha avuto un primo colloquio con l'ambasciatore Usa a Sanaa, Gerald Michael Feierstein per discure del trasferimento dei poteri. Mansour, inoltre, dovrà incontrare domenica 5 giugno i membri dell'esercito e il figlio di Saleh. Secondo gli osservatori, i sauditi faranno in modo che Saleh - rimasto al potere per 33 anni - non ritorni in patria. Ma, anche se la sua partenza potrebbe allentare la tensione, sembra che non ci sia alcun piano per una transizione politica duratura. E il timore è che, nel vuoto di potere, si scateni un lotta tra le diverse fazioni all'opposizione, che aggiungerebbe un nuovo focolaio di violenza alle tensioni tribali nel nord e agli aneliti secessionisti del sud.

La festa dei giovani - I giovani protagonisti delle proteste di piazza contro il regime yemenita hanno celebrato domenica 5 giugno a Sanaa quello che considerano come "il crollo del regime", all'indomani della partenza del presidente Saleh per l'Arabia saudita. "Oggi è nato un nuovo Yemen" cantavano decine di giovani entusiasti al sit-in permanente vicino all'Università di Sanaa, secondo un corrispondente dell'Afp. "E' finita, il regime è caduto", scandivano altri.

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