Batterio killer, sotto accusa i germogli di soia

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Una ventina le vittime, oltre 2000 i contagiati. Ora le autorità sanitarie in Germania avrebbero individuato l'origine dell'epidemia provocata dall'Escherichia Coli. Lunedì 6 vertice europeo per affrontare l'emergenza

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Avrebbe preso origine da una partita di germogli, probabilmente di soia, l'epidemia provocata dal batterio Escherichia Coli che ha causato finora 22 morti, 21 dei quali in Germania. L'azienda produttrice in Bassa Sassonia è stata identificata e chiusa; ma saranno solo le indagini batteriologiche in corso, pronte per domani, a dare maggiore certezza sulla fonte del focolaio epidemico.

L'ipotesi dei germogli rimane ancora tale e per questo, secondo si è appreso, il Ministero della Salute italiano ha indicato ai Nas di mantenere alti i controlli. Anche per la sezione europea dell'Oms la soia rimane un'ipotesi da verificare con il Roberto Koch Institute di Berlino ed è "benvenuto ogni ulteriore progresso nell'identificazione della fonte dell'epidemia".

Ad un mese dall'inizio dei focolai segnalati soprattutto nel nord della Germania, nell'area di Amburgo, le autorità sanitarie tedesche sono convinte, dopo i 'colpi a vuoto' dei cetrioli e di altre verdure, di essere vicine ad aver chiuso il cerchio delle indagini epidemiologiche attorno a coltivazioni provenienti da Uelzen, in Bassa Sassonia, dove ha appunto sede l'azienda incriminata che produce ben 18 tipi diversi di germogli. Uno o più di questi tipi sarebbero i colpevoli.

Per diversi giorni i bio-detective mettendo insieme le testimonianze, le cartelle cliniche, le segnalazioni e i dati, avevano visto che i malati sono soprattutto adulti dai 20 anni in su' e di sesso femminile (il 68% dei casi). Elementi questi che avevano portato gli epidemiologici a sospettare cibi mangiati più frequentemente dalle donne forse legati all'alimentazione estiva.

La settimana scorsa, grazie ai test microbiologici e molecolari condotti dal Robert Koch Institute, dal centro cinese di genetica (che ne ha letto a tempo di record il dna) e all'Istituto superiore di sanità italiano, era stato possibile identificare la tipologia del batterio killer: una variante dell'E.Coli battezzata 0104:H4; un microrganismo conosciuto ma che non aveva fino ad ora provocato una epidemia così grave. L'infezione infatti attraverso l'azione di una tossina, colpisce l'intestino e oltre a provocare diarrea emorragica, nella forma più grave provoca una malattia che si chiama sindrome emolitica uremica. Oltre alla rottura degli globuli rossi del sangue, vengono aggrediti i reni e solo la dialisi può riuscire a salvare i malati.

In tutta l'Europa, secondo Oms ed Ecdc, fino a domenica 5 giugno sono stati rilevati in tutto 2.263 casi totali di contagio (435 in più rispetto al precedente bilancio), 605 di Escherichia Coli Enteroemorragica (Ehec), 6 dei quali fatali, e 658 di Sindrome emolitico-uremica (Sue), 16 mortali. La stragrande maggioranza dei casi riguarda la Germania (627 Sue e 1.536 Ehec), per un totale di 2.163 (430 in più nelle ultime 24 ore. Ma l'Ecdc segnala anche quattro nuovi casi (Ehec) nel Regno Unito e uno in Danimarca.

Ma fino a che non sarà completamente eliminata la fonte di trasmissione e interrotta la catena dell'infezione, ci saranno altri casi anche gravi che la sanità tedesca dovrà gestire insieme alle autorità europee. Ecco perché lunedì 6 il ministro Ferruccio Fazio andrà a Lussemburgo a incontrare i suoi colleghi e concordare linee comuni di azione.

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