Yemen e Siria, la protesta non si ferma. LO SPECIALE

Le proteste di questi giorni nello Yemen (Credits: Getty Images)
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Continuano gli scontri e le rivolte. Il presidente del Paese arabo si troverebbe all'estero dopo essere stato ferito in un attacco: pieni poteri al suo vice. Ad Hama, in centinaia di migliaia scendono di nuovo in piazza: decine di feriti e diversi morti

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E' ancora mistero sulle condizioni fisiche del contestato presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, ferito venerdì 3 giugno in un attacco a colpi di mortaio a Sanaa, e secondo fonti saudite giunto in Arabia Saudita dove riceverà cure, mentre Riad rientra direttamente nella contesa tra forze lealiste e le milizie tribali alleate dell'opposizione riuscendo a strappare un cessate il fuoco alle parti in lotta.
In Siria intanto circa 100.000 persone sono tornate in piazza a Hama, nel centro del Paese, per celebrare i funerali delle oltre 60 persone uccise durante il dodicesimo venerdì di proteste anti-regime.
Secondo attivisti, almeno tre civili di una cittadina nella regione settentrionale di Idlib sarebbero morti durante un attacco militare portato da elicotteri da guerra per disperdere nuovi cortei.

La situazione in Yemen - In Yemen, a meno di 24 ore dal messaggio audio del rais Saleh in cui assicurava di stare bene, le tv panarabe al Arabiya (saudita) e al Jazira (del Qatar) hanno affermato che il presidente è stato trasferito in un ospedale saudita, raggiungendo dunque gli altri cinque alti esponenti del regime già ricoverati nel vicino regno arabo.
Tra questi, il premier Ali Mujawar, che secondo alcune fonti sarebbe "clinicamente morto". Il governo di Sanaa ha immediatamente smentito il trasferimento di Saleh in Arabia Saudita, ribadendo che "è stato ferito lievemente alla testa".
La Bbc ha dal canto suo riferito che Saleh ha una scheggia di circa 7 centimetri e mezzo conficcata vicino al cuore.

Mansur Hadi vicepresidente protempore - Nella serata del 4 giugno è stato annunciato il raggiungimento di un cessate il fuoco grazie all'intervento della diplomazia di Riad.
Questo è stato concordato con il vice presidente Abdo Mansur Hadi, che in assenza di Saleh ha assunto pro-tempore gli incarichi presidenziali. Nella capitale, dove per l'undicesimo giorno consecutivo si sono registrati anche oggi scontri nei quartieri nord tra lealisti e miliziani degli al Ahmar, i residenti denunciano un "preoccupante vuoto di sicurezza" e una "crescente penuria di beni di prima necessità, tra cui l'acqua potabile".
Alcuni residenti affermano di non avere elettricità né gas in casa per gran parte del giorno e di aver visto numerose auto senza targa con membri di bande armate a bordo. "I vigili urbani e poliziotti sono spariti da interi quartieri. Mentre in altre zone è pieno di posti di blocco di agenti in divisa e militari del presidente", afferma Mansur Hajj, 38 anni. I benzinai - afferma - sono chiusi e chi è costretto a uscire di casa e usare l'auto deve rivolgersi al mercato nero della benzina, "gestito da clan tribali armati che vendono il combustibile a prezzi triplicati".

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