Libia, profanato il cimitero italiano di Tripoli

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Gli aggressori sono probabilmente fedeli di Gheddafi. Comparse minacce e scritte oltraggiose: "La prossima volta bruceremo tutto". Intanto proseguono i bombardamenti della Nato. FOTO E VIDEO: LO SPECIALE

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E' stato profanato il cimitero italiano di Tripoli che dopo decenni di abbandono era stato restaurato ed inaugurato meno di due anni fa.
Ne ha dato notizia Giovanna Ortu, presidente dell'Airl (Associazione italiani rimpatriati dalla Libia), mentre proseguono i bombardamenti della Nato (anche con elicotteri da combattimento.

Gli aggressori, probabilmente fedeli di Gheddafi, hanno tentato, senza riuscirci, di forzare il complesso monumentale che ospita i resti di 8.000 italiani. Hanno coperto di scritte oltraggiose le mura del cimitero e distrutto l'abitazione del custode.
Tra le scritte con le quali sono state imbrattate le mura del cimitero si legge anche una minaccia: "La prossima volta bruceremo tutto". La profanazione del cimitero, inaugurato dal sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, alla presenza di una delegazione dei rimpatriati che si erano a lungo battuti per ottenere dalla Farnesina i fondi necessari, è avvenuta il 3 giugno, ma si è saputo solo 24 ore dopo.

Il cimitero è stato parzialmente distrutto mentre è in corso il completamento del progetto con la traslazione ad Hammangi (così si chiama la località dove sorge il cimitero) delle salme tuttora sepolte nei villaggi grazie ai fondi messi a disposizione dal Fondo di Beneficenza della Banca Intesa Sanpaolo.

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