Cina, prigionieri costretti a giocare online

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Di giorno 12 ore di lavoro nelle miniere, la notte turni massacranti davanti al pc: a giocare sui giochi di ruolo. E' il trattamento ricevuto dai detenuti cinesi costretti dalle guardie carcerarie a vincere moneta virtuale da trasformare in denaro reale

di Eva Perasso

Una speciale forma di lavori forzati obbliga i prigionieri cinesi a star svegli tutta la notte. Ma non ci sono terreni impervi da zappare sotto la luna, né pesi da spostare o lavori socialmente utili da portare a termine. Quelle sono le attività previste nei campi di lavoro alla luce del sole, come da programmi ufficiali voluti dal governo per i carcerati del Paese. I prigionieri cinesi degli anni Duemila, la notte, invece che riposare sono costretti a giocare. Incessantemente. Messi in batteria davanti a computer e schermo, collegati a internet, devono superare ogni notte il loro obiettivo, deciso volta per volta dalle guardie carcerarie che all'alba controllano il loro risultato. E si occupano anche, se il lavoro non è stato soddisfacente, di punire il giocatore lento, o poco remunerativo.

È questa l'incredibile storia che racconta in esclusiva al Guardian Liu Dali (il nome è di fantasia), 54enne cinese che ha scontato una pena di 3 anni per aver denunciato le pratiche corrotte del governo del suo Paese. Dopo l'arresto, Liu è stato rinchiuso in un campo di lavori forzati. Durante il giorno doveva affrontare turni di 12 ore al lavoro in una miniera di carbone, mentre la notte veniva assoldato dalle guardie per il suo secondo lavoro, il gold farming, letteralmente la pratica di accumulare crediti a dismisura nei giochi di ruolo online, da rivendere poi al mercato nero e trasformare in moneta sonante.
Un business che in Cina come in altri Paesi (per esempio l'Indonesia) è anche un lavoro, al pari di quello di un operaio alla catena di montaggio. Si calcola anzi che solo in Cina venga gestito l'80 per cento del mercato del gold farming. E questo nonostante la pratica sia proibita per legge e chi viene scoperto a giocare “sporco” viene cacciato dal gioco. Dal 2009 in Cina è anche vietato usare la moneta raccolta virtualmente per comprare beni nel mondo reale. Le regole volute dal ministero del Commercio cinese di due anni fa recitano chiaramente: “La moneta virtuale, che si può convertire in moneta reale a un dato tasso di cambio, potrà essere usata per commerciare esclusivamente in beni virtuali o in servizi forniti da chi l'ha coniata, e non in beni o servizi reali”.

Nonostante i divieti, le guardie carcerarie dell'istituto della Repubblica Cinese in cui Liu era imprigionato, nella regione di Heilongjiang al confine con la Russia, riuscivano a ottenere ogni notte guadagni anche per 500-700 euro. I computer, racconta Liu, non venivano spenti mai e circa 100 persone per volta venivano coinvolte e obbligate a giocare, finché gli occhi non si chiudevano. Le punizioni per chi non riusciva a terminare il turno, passavano dallo stare in piedi con le mani alzate alle frustate sulla schiena.
Per i migliori, nessun pagamento invece. Tutto il denaro finiva nelle tasche delle guardie, guadagnato grazie al lavoro altrui, ovvero facendo avanzare i personaggi di alcuni account in giochi multiplayer come World of Warcraft.
Il mercato nero di crediti nei giochi online è uno dei più lucrativi tra quelli sommersi nel mondo virtuale, tanto che in Rete esistono diversi siti che danno consigli preziosi su come accumulare crediti. Anche su YouTube i tutorial per guadagnare rapidamente e onestamente moneta virtuale si sprecano.

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