L'Fmi, lo scandalo Strauss-Kahn e i rischi per l’Europa

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Dopo l’arresto del direttore generale del fondo monetario internazione si aprono nuovi scenari nel puzzle economico mondiale ed europeo. Gli esperti rassicurano: “L’euro non corre rischi”. E anche gli aiuti alla Grecia dovrebbero essere al sicuro

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Il direttore generale Dominique Stauss-Kahn arrestato e coinvolto nello scandalo dell'hotel Sofitel di Manhattan. Il suo vice, John Lipsky, in uscita. Nel pieno della crisi europea del debito, alla vigilia del varo del piano-Portogallo, con la Grecia che ha bisogno di nuovi aiuti e con le nuove tranche del prestito all'Irlanda da versare, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) si ritrova coi vertici praticamente 'azzoppati'.

L'arresto di Stauss-Kahn, anche se sulla carta non obbliga il Fondo a nessun provvedimento, lascia infatti intravedere un pericoloso vuoto nella governace dell'istituto di Washington, soprattutto in considerazione del fatto che il direttore generale aggiunto Lipsky lascerà l'incarico il prossimo agosto.
"Il Fondo monetario internazionale resta pienamente funzionante ed operativo - si è affrettata a spiegare la responsabile delle relazioni esterne del Fmi, Caroline Atkinson - Il direttore generale Strauss-Kahn è stato arrestato a New York. Si è avvalso della consulenza di legali e l'Fmi non ha commenti sul caso. Tutte le richieste dovranno essere rivolte al suo avvocato personale e alle autorità locali".

Anche se Strauss-Kahn avrebbe dovuto incontrare domenica 15 maggio la cancelliera tedesca Angela Merkel per esaminare la situazione della Grecia e partecipare lunedì all'Ecofin, il varo del piano-Portogallo e gli eventuali nuovi aiuti ad Atene non dovrebbero essere messi in discussione. Così come la seconda e la terza tranche del prestito da 22,5 miliardi di euro per l'Irlanda.

Un ruolo centrale dunque, quello del Fondo nella crisi europea del debito, che non può essere completamente disgiunto proprio dalla sensibilità europea del suo direttore generale francese. Una prospettiva che, guardando ad un'eventuale successione, potrebbe però cambiare. Con Mario Draghi lanciato verso la presidenza della Bce infatti, fra i possibili successori di Strauss-Kahn al momento il più accreditato parrebbe essere lo statunitense Peter Mandelson.
Il direttore generale del Fmi è stato finora scelto dell'Unione Europea mentre il leader della banca Mondiale è stato appannaggio degli Stati Uniti. Il Fmi negli ultimi anni ha più volte segnalato l'intenzione di cambiare la metodologia di scelta, anche per dare maggiore spazio ai paesi emergenti.

Secondo l’economista Giacomo Vaciago tuttavia “l'euro non corre alcun rischio”. Come tutte le grandi istituzioni, spiega l'economista, "l'Fmi ha una capacità di risolvere i problemi che  non dipende solo dalla persona al vertice. E' una grande istituzione internazionale, il direttore è importante ma non è il padrone, c'è  un organo collegiale, c'è il numero due, quindi ha la capacità di reagire".

Nulla è scritto, ovviamente, anche perché nell'immediato l'Fmi non appare obbligato a prendere nessuna decisione e può adempiere ai suoi compiti in attesa che il caso Strauss-Kahn venga chiarito. Certo il Fondo impone un codice di condotta comportamentale ai suoi funzionari internazionali, che chiede loro di rispettare le leggi ma anche di "seguire le norme del più elevato comportamento etico, conformemente ai valori dell'integrità, dell'imparzialità e della discrezione".

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