Libia, Gheddafi: "Sono dove non potete raggiungermi"

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Il raìs interviene in un messaggio audio. Qualche ora prima, Frattini aveva detto: "Tendo ad accreditare come credibile la frase di monsignor Martinelli: ci ha detto che molto probabilmente è fuori da Tripoli e ferito". Il prelato però smentisce

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Muammar Gheddafi, dato per morto e poi per ferito, torna a farsi vivo in un messaggio solo audio diffuso dalla tv libica in cui ha affermato di essere in un posto dove non può essere raggiunto. In attesa di verificare dove e quando è stato registrato il messaggio, è certo che arriva come una sorta di risposta alle indiscrezioni che si sono inseguite tutto il giorno sull'asse Italia-Libia.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva infatti sostenuto che il Colonnello fosse ferito e avesse lasciato il suo quartier generale: "Tendo ad accreditare come credibile la frase del vescovo di Tripoli, monsignor Martinelli che in queste ultime settimane è stato in contatto stretto, quando ci ha detto che Gheddafi è molto probabilmente fuori da Tripoli e probabilmente anche ferito. Noi non sappiamo né dove né come", ha detto Frattini. Il vicario apostolico, però, ha smentito a stretto giro di posta: "Non ho mai affermato che Gheddafi sia stato ferito in una forma grave o che sia morto, assolutamente. D'altro canto devo sottolineare che proprio ieri sera l'abbiamo visto in televisione ed era in piena forma".  

Nella serata di venerdì 13 maggio infine il messaggio dello stesso Gheddafi che ha anche condannato il bombardamento del giorno prima sul suo rifugio-bunker Bab al Azizia. "Sto dicendo ai vigliacchi crociati che sono in un posto in cui non potete raggiungermi e uccidermi", ha detto il raìs in un messaggio audio trasmesso dalla tv di stato libica. E ha aggiunto che le bombe della Nato non possono raggiungerlo perché lui si trova "nel cuore di milioni di libici".

Intanto, da un comunicato diffuso dall'Aja si apprende che il procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, emetterà lunedì mandati d'arresto per tre dirigenti del regime libico, tra i quali il Raìs.  I tre sono considerati i più direttamente coinvolti nei crimini contro l'umanità commessi a partire dal 16 febbraio.  La Procura sostiene di aver visionato più di 1.200 documenti, tra cui una cinquantina di video interviste. Prove considerate "sufficienti" per richiedere l'arresto dei tre esponenti del regime, in quanto "dimostrano gli attacchi sistematici di massa condotti dalle forze di sicurezza libiche contro la popolazione civile".

La tv di stato libica ha invece denunciato che un raid della Nato sulla città di Brega, nella Libia orientale, è costato la vita a "un gran numero di civili" in una guest house. Sarebbero morte almeno 16 persone e circa 40 sono ferite. Non è stato possibile avere una conferma indipendente alla notizia, ma la tv ha mostrato immagini di almeno nove corpi con diverse ferite, avvolti in lenzuola. "Dico sinceramente che non so niente di alcun attacco compiuto a Brega", ha replicato il tenente colonnello Mike Bracken, portavoce Nato per l'operazione Unified Protector. "Peró posso dire che a Tripoli due notti fa abbiamo colpito un bunker C2, cioè di comando e controllo che era stato utilizzato per attaccare civili.
I ribelli che stanno combattendo l'esercito del leader libico da quasi tre mesi controllano Bengasi e la parte orientale del paese, mentre le forze del raìs sono asserragliate nella capitale Tripoli e controllano quasi tutta la Libia occidentale.

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