Afghanistan, Kandahar ancora sotto il fuoco talebano

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Da due giorni ormai la seconda città del paese è teatro di scontri tra le truppe regolari e i fondamentalisti. Più di venti le vittime. La rivolta sarebbe una reazione alla morte di Osama Bin Laden

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Non accennano a placarsi gli scontri tra Talebani e truppe regolari afghane, appoggiate dalle forze della Nato, che per il secondo giorno di fila hanno infiammato Kandahar, antica roccaforte degli ex studenti coranici. In realtà il governatore dell'omonima provincia meridionale, Tooryalai Wesa, in giornata aveva annunciato la fine delle ostilità e la definitiva sconfitta dei guerriglieri ma, pochi minuti dopo il suo discorso, raffiche ed esplosioni erano tornate a risuonare da un centro commerciale nel centro cittadino, dove si sono asserragliati un folto gruppo di insorti.

Wesa, il cui ufficio ieri era stato uno degli obiettivi presi di mira da non meno di otto kamikaze che avevano agito simultaneamente in diversi punti strategici, ha comunque aggiornato il bilancio delle vittime, che è salito ad almeno 22 morti accertati: diciotto ribelli, per lo più attentatori suicidi uccisi dalle loro stesse cariche esplosive, più tre militari e un civile. Circa cinquanta i feriti, compresi quattordici poliziotti. Quattro integralisti sono inoltre stati catturati.

Secondo un giornalista del France Press, le strade della città erano praticamente vuote stamane, mentre erano state bloccate le vie di accesso al centro. L'offensiva è stata scatenata poco dopo l'annuncio del movimento talebano che la morte di Osama Bin laden darà "nuovo impulso" alla loro battaglia; un annuncio che si è sommato a quello della settimana scorsa, che preannunciava "l'offensiva di primavera" dei talebani.

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