Siria, le proteste continuano. Almeno venti morti

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Non si fermano le manifestazioni contro il regime di Assad. Come ogni venerdì, dopo la preghiera è iniziata la rivolta, repressa nel sangue dalle forze dell'ordine. La Ue intenzionata a bloccare e congelare beni e asset di Damasco all'estero

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Le forze di sicurezza siriane hanno ucciso oggi, venerdì 6 maggio, almeno 22 manifestanti filo-democratici durante le proteste nazionali per chiedere la fine del governo autoritario del presidente Bashar al Assad, mentre l'Unione europea ha trovato un accordo per imporre sanzioni in risposta alla repressione. Attivisti e testimoni riferiscono che le proteste sono cominciate dopo le preghiere del venerdì in tutto il Paese, da Banias sulla costa mediterranea a Qamishly nell'est curdo. Gli scontri più sanguinosi sono avvenuti a Homs, nella zona centrale del Paese, dove sono stati uccisi almeno 15 manifestanti, secondo quanto riferito da Amar Qurabi, capo dell'Organizzazione per i diritti umani in Siria. Secondo la tv di Stato negli scontri sarebbero morti anche un soldato e quattro poliziotti.

La gestione delle proteste da parte di Assad ha provocato critiche a livello internazionale. La Ue oggi ha raggiunto un accordo per imporre il congelamento di asset e restrizioni sui viaggi a funzionari siriani responsabili della repressione violenta nei confronti dei manifestanti antigovernativi, come riferiscono diplomatici dell'Unione. La decisione fa seguito a un accordo di massima raggiunto la settimana scorsa per imporre un embargo sulle armi alla Siria.Le misure saranno approvate formalmente lunedì prossimo, se nel frattempo nessuno Stato membro avrà sollevato obiezioni. Sulla lista figurano 14 persone, ma al momento non è chiaro se tra loro ci sia il presidente Assad.

Le forze di sicurezza di Assad, che hanno compiuto un raid a Deraa la settimana scorsa, hanno evitato che i dimostranti stabilissero un presidio permanente, come quello di piazza Tahrir al Cairo, bloccando le strade di accesso a Damasco, ma ogni settimana i manifestanti usano le preghiere del venerdì per lanciare nuove proteste. "Il popolo vuole il rovesciamento del regime", hanno gridato 2.000 dimostranti a Saqba, sobborgo di Damasco, chiedendo il rilascio di centinaia di parenti arrestati dalle forze di sicurezza negli ultimi giorni, secondo quanto riferito da un testimone. Video diffusi su Internet e da al Jazeera mostrano manifestanti in diverse città ripetere le stesse richieste di libertà e cambio di leadership. Carri armati sono dispiegati a Barzeh, distretto di Damasco, e a Homs, dove cinque manifestanti sono stati uccisi dal fuoco aperto dalle forze di sicurezza sul corteo di protesta.


A Hama, dove il padre di Assad soppresse brutalmente una rivolta islamica armata nel 1982, sei persone sono state uccise durante una grande protesta nel centro città, secondo quanto riferito da un attivista per i diritti umani. L'Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, ha riferito che un manifestanti è morto anche a Latakia mentre altri tre sono rimasti feriti. Altre proteste sono state registrate a Midan, un quartiere della capitale, nel sobborgo di Daraya e a Zabadani e Tel Kelekh, al confine libanese. Nonostante le violenze, i dimostranti sembrano determinati a proseguire nel chiedere la fine di anni di repressione, arresti senza processo e corruzione. Il leader dell'opposizione Riad Seif, che 10 anni fa contribuì a dare il via a un movimento pacifico che chiede libertà e democrazia, è stato arrestato durante una delle proteste di oggi, secondo quanto riferito dalla figlia. Le autorità ieri hanno arrestato anche un importante predicatore, Mouaz al-Khatib, una delle principali figure delle proteste, ha riferito oggi un attivista. Un diplomatico occidentale ha detto che sono 7.000 le persone arrestate dall'inizio delle proteste, lo scorso 18 marzo. Secondo i gruppi per i diritti umani, esercito, forze di sicurezza e uomini armati leali ad Assad hanno ucciso finora almeno 560 civili.

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