Cambio di passo: i soldati Usa avranno il loro smartphone

L'esercito a stelle e strisce si apre agli smartphone.
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Dopo aver proibito per anni l’utilizzo dei social network al fronte, ora l’esercito americano si apre anche ai telefoni di ultima generazione. Il dispositivo scelto è un Android personalizzato per geo-taggare gli ostacoli e i nemici che si incontrano

di Federico Guerrini

I militari Usa avranno il loro smartphone “da combattimento”, con cui comunicare coi commilitoni, tenere sotto controllo a distanza i nemici, ordinare equipaggiamento e munizioni e molto altro.
Sarà un processo lungo - gli standard di sicurezza richiesti a un cellulare di questo tipo sono naturalmente elevatissimi per evitare che le comunicazioni possano essere intercettate – ma, intanto, è stato fatto un primo grande passo avanti: la scelta del sistema operativo.

Al momento è in fase di test un prototipo sviluppato dalla società no-profit Mitre, chiamato Joint Battle Command-Platform e basato su Android, il sistema operativo open source di Google. Il cellulare, di serie, avrà una serie di strumenti fondamentali, come il Blue Force Tracker, che serve a geolocalizzare la posizione dei soldati alleati, senza bisogno di conferme via radio, i programmi di mapping che aiutano a rilevare e aggirare gli ostacoli sul terreno e i tool di messaggeria per inviare richieste di soccorso medico o rapporti dal fronte.

Entro luglio dovrebbe essere rilasciato il kit di sviluppo, che permetterà ai programmatori di creare altre applicazioni destinate al dispositivo. Tutte le app potrebbero presto confluire, secondo quanto riporta Wired.com in un App Store dedicato, una volta risolti i problemi di certificazione del Joint Battle Command-Platform. Finora infatti il governo Usa non ha ancora classificato alcun dispositivo mobile come abbastanza sicuro per ricevere dati dalle proprie reti informatiche. Fonti interne, citate sempre da Wired.com, ritengono che per ricevere il sospirato nulla osta ci vorrà ancora almeno un anno, ad essere ottimisti.

Anche se burocrazia e problemi tecnici potrebbero quindi ritardarne l’adozione, il progetto di uno smartphone per i soldati è sintomatico del crescente interesse del Pentagono verso le nuove tecnologie in generale e il Web 2.0 in particolare.

Fino a metà 2009, i vertici del Pentagono vedevano i social network come Twitter e Facebook come il fumo negli occhi, e stavano pianificando di proibirne del tutto l’accesso alle truppe.

Il progetto è poi rientrato e allo stesso tempo è stato deciso un cambio di strategia nella comunicazione online: l’ufficio preposto ai social media è stato chiuso e il dialogo attraverso le reti sociali è stato affidato alle abilità dei singoli soldati, che però devono attenersi a precise linee guida.

Anche i blogger specializzati in argomenti militari, i paladini di un genere chiamato “milblogging”, hanno beneficiato di questa nuova apertura di credito nei confronti della Rete.
Spesso si tratta di soldati che scrivono dal fronte, le cui testimonianze sono state tollerate a denti stretti per lungo tempo perché toglievano alla guerra quell’alone di romanticismo e mistero, raccontandone le miserie quotidiane e ironizzando su superiori e compagni di missione.

Piuttosto che osteggiarli, con risultati dubbi, lo stato maggiore ha pensato bene di cooptarli: da valvola di sfogo per ribelli e soldati frustrati, il milblogging è diventato un genere pienamente riconosciuto, al prezzo però di una maggiore compostezza e di una crescente tendenza al politicamente corretto.

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